
3. FANTASY
Anche questa sera è a casa mia, naturalmente.
Anche questa sera sento lievi note provenire dal mio soggiorno, il caldo suono del basso seguire i tentativi del suo padrone, mentre io mi ritrovo a guardare il frigorifero con occhi vuoti.
Sì, ero venuto fin qua con la ferma intenzione di capire che diavolo mangiare stasera, ma mi sono incantato di nuovo a pensare a chissà cosa – tanto vale ammetterlo, a pensare a lui, proprio come una ragazzina innamorata, sì.
Ma ecco che le note incerte si spengono lasciando il posto al silenzio, al silenzio e alla possibilità di rendermi conto che mi si sta gelando il muso a tenerlo nel frigorifero aperto.
Tiro fuori qualche contenitore posandolo sul tavolo, sentendo irrompere una melodia dolce dal mio stereo, e poi la sua voce.
“Nao… vieni qui?”
Mi chiama, forse senza alcun motivo particolare, ma chi sono io per disobbedirgli?
Cioè, in realtà potrei benissimo chiedergli di cosa ha bisogno, dirgli che devo preparare da mangiare, qualunque cosa.
E invece mollo i contenitori senza nemmeno aver appurato se il loro contenuto è commestibile e attraverso la soglia della cucina andando verso il mio soggiorno, bloccandomi.
Lui è in piedi, poco distante dallo stereo, si morde appena un labbro e mi sorride.
È stranissimo vederlo così, sembra addirittura imbarazzato, il sorriso che ha adesso è totalmente diverso da quello che ha quando è insieme agli altri, non c’è traccia di quella vanità ed egocentrismo che fanno parte del suo personaggio.
È ancora più bello, devo ammetterlo, anche se questo fa arrossire un po’ anche me, senza nessun motivo particolare, chissà se se n’è accorto.
Lo vedo estrarre le mani dalle tasche dei jeans e prendere un respiro profondo, prima di allungare una mano verso di me.
Sembra davvero imbarazzato da qualcosa, e io che pensavo che nulla potesse imbarazzarlo.
“Nao… balla con me.”
Credo di non aver sentito bene, ma i suoi occhi mi hanno incatenato, e muovo un passo verso di lui.
“…ballare?”
Non devo avere un’espressione molto intelligente, perché accenna una piccola risata.
“Sì, ho voglia di ballare. Dai, vieni qui…”
Allunga ancora la sua mano tesa a prendere la mia, attirandomi verso di sé, mantenendo quel delizioso sorriso a metà tra il malizioso e l’imbarazzato sulle labbra, non l’ho mai visto con un sorriso simile.
Porta le braccia sulle mie spalle, io guido lievemente le mani sui suoi fianchi, ma sono di sicuro molto più imbarazzato di lui, non so minimamente cosa fare e come comportarmi.
Si muove lentamente al ritmo delle note dolci, il mio collo è circondato dalle sue braccia, e mi sorride.
Siamo vicini. No, siamo vicinissimi, i suoi occhi socchiusi e le labbra lievemente incurvate mi stordiscono, è talmente vicino che riesco a vedere ogni piccolo segno sulla sua pelle liscia.
L’anellino metallico stretto tra le sue belle labbra, il piccolo neo sul suo collo, quello che si copre sempre con il trucco, e tutto si combina perfettamente con le note dolci della canzone che stiamo ascoltando.
“Guarda che puoi toccarmi, eh…”
Reprime una piccola risata, abbassando una sua mano sino ad incontrare una delle mie, appena appoggiate alla sua vita, prendendola e guidandola lentamente sulla sua schiena.
Gli sorrido anche io, vincendo un po’ la timidezza e circondandogli la schiena con le braccia.
No, in realtà non la vinco affatto questa dannata timidezza, credo di essere diventato del colore del divano, il che è preoccupante, visto che è porpora.
“Scusa, è che…”
Nemmeno saprei cosa dire, maledetto me quando comincio le frasi e non so come continuarle.
Potrei dirgli che non capisco come gli sia venuto in mente di volere ballare con me, un lento, se sappia che effetto ha lui su di me, perché ora ha l’aria così dolce.
Oh, e anche perché ha deciso di farmi perdere la testa per lui.
Fortunatamente non mi tocca finire la frase, perché mi posa un dito sulle labbra fermandomi, tornando poi a circondarmi il collo, avvicinandomi ancora di più a lui.
Posa delicatamente la fronte sulla mia, è ancora più vicino, e credo anche di stare lievemente tremando.
Adesso lo bacio. No, se non si allontana un po’ lo bacio, peggio per lui.
Ma perché è così bello?
“Nao…”
Vuole chiedermi perché ho un’espressione poco intelligente, vero?
Rovinerebbe non poco l’atmosfera. Nao, perché hai questa faccia stupida?
“Dammi un bacio.”
…come bacio? Bacio bacio? Cioè, io lo faccio eh.
Lo faccio.
…oddio, non credo di averne il coraggio in realtà…
“Nao… muoviti…”
Lo guardo ancora, i suoi occhi completamente chiusi e le sue labbra piegate in un sorriso divertito.
Stringe ancora le braccia attorno al mio collo e sembra in attesa, effettivamente.
Ok, non riesco a dire di no a quei maledetti sussurri tentatori e alle sue belle labbra.
Le mie mani tremano sulla sua schiena, tanto che devo intrecciare tra loro le mie dita per fermarle, con il risultato di premerlo ancora di più al mio corpo, e il suo sorriso si amplia di un po’.
E il mio cuore batte, ma è sano che batta così forte?
Cioè… non mi farà male?
Prendo un respiro e mi avvicino un po’ a lui, ancora non sono sicuro di quello che faccio, non so per quale strana ragione ho l’insana immagine in testa di lui che si stacca all’improvviso urlandomi “pesce d’aprile”.
Ma, facendo mente locale, non siamo ad aprile.
Chiudo gli occhi rendendomi conto che si è avvicinato anche lui, sento le sue labbra strofinarsi appena contro le mie, allora non era uno scherzo.
Lascio un piccolo bacio sulle sue labbra, poi un altro e dopo pochi istanti un altro ancora.
Sono maledettamente morbide, dentro di me sento crescere la voglia di sentire il loro sapore e le bacio ancora, senza spostarmi questa volta, ma continuo a tremare, sino a quando non le sento muoversi insieme alle mie, e di colpo tutto diventa perfetto.
Il sapore dolce della sua pelle si unisce a quello del cerchietto metallico che spinge contro le mie labbra, non riesco più a smettere ormai, continuo a baciarlo lentamente per un po’, distaccandomi poi.
“Di nuovo…”
La sua richiesta mi fa sorridere, lo faccio aspettare ancora un istante per prendermi il piacere di guardarlo, ora, con le labbra socchiuse e le palpebre ancora calate, che aspetta me. Me.
Mi avvicino di nuovo a sfiorare le sue labbra, con più decisione questa volta, le catturo non appena sento le sue dita insinuarsi tra i miei capelli alla nuca, accarezzandoli lentamente.
Non sono abituato a baci simili, è molto lento, sembra quasi che vada a tempo con la canzone che ha scelto per ballare con me, le nostre labbra si abbandonano e si ricatturano in pochi istanti, assaporandosi con dolcezza.
Lo sento premere di più contro di me, il contatto umido della punta della sua lingua che percorre il mio labbro superiore chiedendo di più mi dà una scossa, e mi sento un vuoto nello stomaco dall’emozione.
Schiudo le labbra, nel momento in cui le nostre lingue si incontrano devo ringraziare di avere il suo corpo premuto al mio, le mie mani si muovono stringendo appena la stoffa della sua maglietta, perché in caso contrario avrei sentito le mie ginocchia cedere e sarei caduto miseramente per terra, lo so.
Il nostro bacio è dolce, come una carezza, mai mi sarei aspettato di poter baciare in questo modo proprio lui, mentre gli lascio prendere il controllo sentendo la sua lingua accarezzare lentamente la mia, capisco che il mio cuore sta continuando a battere fortissimo.
Ma… insomma, siamo sicuri che non mi faccia male, vero?
Non vorrei avere un infarto proprio ora, ecco.
Lentamente mi abbandona, probabilmente entrambi non abbiamo più ossigeno, anche se sinceramente passerei volentieri sopra al problema, lascio ancora due piccoli baci sulle sue labbra, prima di aprire gli occhi.
Non mi è mai sembrato così bello come adesso, mantiene gli occhi chiusi mordendosi appena il labbro inferiore, magari sta ricercando tracce del mio sapore.
Ecco, lo sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento di dire addio alla mia sanità mentale.
E quel momento è arrivato, non so se dire purtroppo o per fortuna.
Apre gli occhi, stringendo di più le braccia attorno al mio collo e sorridendomi di nuovo, è un sorriso ancora diverso, anche questo non l’avevo mai visto, anche questo è incredibilmente bello.
“C’era tutto questo bisogno di farsi pregare?”
Mi viene da ridere alla sua domanda, lo stringo di più a me passando le mani sulla sua schiena, ora mi sento più tranquillo, più in diritto di prendermi qualche libertà.
“Ti stai lamentando?”
Tocca a lui ridere questa volta, si abbassa ad appoggiare di nuovo la fronte alla mia, continuando a muoversi lentamente a tempo con la musica, socchiudendo gli occhi e riprendendo ad accarezzarmi i capelli.
Io non resisto, lasciando ancora qualche piccolo bacio leggero sulle sue labbra, ma lui non sembra averne troppo a male, sposta una mano dai miei capelli al mio viso, accarezzandomi una guancia con il pollice.
Credo che nel preciso momento in cui me ne ha chiesto uno, i suoi baci siano diventati la mia droga.
Torna a stringermi, mi lascio andare posando il volto sulla sua spalla, continuo ad accarezzargli la schiena muovendomi piano, a tempo con la canzone, baciandogli il collo.
Non so per quanto tempo siamo rimasti così.
Semplicemente guardandoci, qualche piccolo bacio perso nel ritmo lento della canzone.
Anzi, delle canzoni. Sì, perché poi è finita, ed è cominciata quella dopo, e quella dopo ancora.
Non mi accorgevo di nulla, il mondo sembrava essersi concentrato tutto in pochissimo spazio, consisteva nelle sue braccia, nelle sue labbra, nel suo sorriso, in quel piccolo neo che nasconde sempre e che ho baciato mille volte, nella sua voce che seguiva le parole delle canzoni in pochi sussurri dolci al mio orecchio.
Ammetto di aver pensato di essere all’interno di un sogno.
Sì, perché non capita spesso di avere la fissa per qualcosa, qualcuno nel mio caso, arrivare al punto di pensare a lui giorno e notte e all’improvviso tenerlo finalmente tra le proprie braccia.
È una sensazione strana.
Cioè, bellissima senza dubbio, ma c’è anche quel piccolo pensiero in un angolo della mente che viene fuori e ti obbliga a chiederti cosa succede, se sta davvero succedendo, perché, e soprattutto che cosa significa.
Sono maledettamente insicuro, lo so.
E quindi, anche se poi abbiamo mangiato insieme, e ora stiamo guardando insieme un film, con le nostre mani che si sfiorano e si prendono, i nostri sguardi che si cercano… be’, continuo a chiedermi come andrà avanti questa cosa.
Mentre cucinavo, poco fa, è arrivato alle mie spalle, abbracciandomi alla vita e baciandomi appena sulla guancia, il mio cuore ha perso un battito.
“Non dire mai a nessuno che sono anche dolce a volte…”
Mi è venuto da ridere.
Ovvio che no, voglio tenermelo per me. Per me e basta.
“Mi piaci…”
Non so da dove mi sia uscito il coraggio per dirglielo, in effetti mi sono sentito caldo sulla faccia, probabilmente sono diventato completamente rosso, accidenti a me.
“Ah sì? Non me n’ero mai accorto…”
Ha riso, ha riso un po’ di me continuando a tenermi stretto e baciandomi il collo ogni tanto, sino a quando non ci siamo messi a mangiare.
Mi volto a guardarlo, adesso, il suo viso illuminato dalla luce azzurrina della televisione, sembra stanco, il film è finito, ma non sembra essersene accorto.
Rimane fermo, la mia mano tra le sue.
Gli sorrido, sollevando la mia mano libera a scostargli qualche ciocca bionda dagli occhi, arrossisco anche questa volta, pazienza.
“Vuoi…?”
Cosa voglio chiedergli?
Se vuole rimanere con me questa notte?
Dio.
Sto andando troppo veloce forse, è che non capisco più nulla, ho una confusione veramente terribile nel cervello, è successo tutto così in fretta… no, non in fretta in verità, è successo e basta, questo è stato sufficiente a farmi impazzire.
“E’ tardi… meglio se vado a casa.”
Continua a farmi sorridere il fatto che sembri una persona diversa questa sera, è sempre lui, ma è diverso, non so spiegarlo.
E mi piace anche così, mi piace anche di più.
Annuisco, mi alzo insieme a lui accompagnandolo alla porta.
Mi abbraccia di nuovo, stretto, come sempre, ma questa volta è diverso, struscia appena il naso contro la mia guancia, trovando poi le mie labbra un istante dopo, e ci perdiamo in tanti piccoli baci a fior di labbra.
“A domani.”
“Buona notte.”
Si distacca da me, lo guardo sorridermi e scendere le scale, prima di chiudere la porta.
Mi sfioro le labbra e sorrido da solo come un idiota.
Ho baciato Saga.
Merda. Ho baciato Saga.