Home
News
Biografia
Discografia
Videografia

*°Members*°
Shou
Hiroto
Tora
Saga
Nao

*°Traduzioni*°
Lyrics - Traduzioni
Interviste
Blog
Download

*°Gallery*°
Shou
Hiroto
Tora
Saga
Nao

*°Fanarea*°
FanFiction
Fanart
Grafica
Forum


*°Affiliati&Link*°
Alice's Links
AltriLink<3
Staff



4. HARU, SAKURA NO KORO

Anche questa mattina lo aspetto al solito bar, al solito tavolo, però io non sono tranquillo come al solito, eh.
Sono agitato, mi batte il cuore.
Cioè, il cuore batte sempre, è il suo lavoro ecco… se non battesse sarebbe preoccupante.
Vorrebbe dire che sono morto, credo… che dicevo?
Ah, sì, che sono agitato, mi batte il cuore, molto molto velocemente.
Tamburello con le dita sul tavolino mentre lo aspetto, sbuffo, guardo un po’ fuori per ingannare il tempo.
In realtà ero così agitato che sono arrivato prima.
Perché dopo quello che è successo ieri sera, penso che, insomma… voglio un bacio, ecco.
Che scemo che sono, riesco a farmi arrossire anche da solo.
All’improvviso mi sento una mano tra i capelli, accarezzarmi, e mi volto, vedo il suo sorriso.
“Buongiorno, piccolo Nao…”
Quando si china sento qualcosa pizzicarmi il naso, come al solito deve essersi fatto il bagno nel profumo anche questa mattina.
Dolce&Gabbana, sempre quello, una volta mi ha fatto girare milioni di negozi, durante la pausa, perché l’aveva finito e non riusciva a trovarlo.
Sento le sue labbra sulla mia guancia, un bacio leggero e gentile, il solito che mi dà ogni mattina.
E io che ero tanto agitato…
Comunque gli sorrido e lo guardo sedersi davanti a me, richiamare l’attenzione del cameriere e ordinare i soliti due cappuccini, è una fortuna che siamo entrambi fissati con la colazione all’europea.
E sì, riconosco anche che non sarebbe una mossa intelligente baciarmi in pubblico.
Però metto un piccolo broncio comunque, non riesco a farne a meno.
Credo che lo abbia notato, perché allunga un dito ad accarezzarmi la punta del naso, sorridendomi.
Facciamo colazione con calma, e ok, senza accorgermene mi sono messo ad inzuppare i biscotti nel cappuccino.
Me ne rendo conto solo nel momento in cui sollevo lo sguardo ed incontro il suo, divertito.
Ovvio che si sia guardato bene dal farmi notare la cosa, tenta sempre di farmi mandare all’aria la dieta.
“E tu non avvisarmi, eh!”
Ride, con quella sua risata sonora e deliziosa, guardandomi mollare il biscotto appena morso come se mi fossi scottato.
“Sei tra le nuvole… a chi stai pensando?”
Mi prende sempre in giro, maledetto, sempre.
A lui, che domanda scema.
Evito di rispondere comunque, mettendo ancora il broncio come un bambino, suscitando di nuovo la sua piccola risata.
Camminiamo fianco a fianco andando verso lo studio, poco distante, ma non mi tiene la mano, non mi abbraccia, non mi bacia.
Cioè, non come al solito, addirittura peggio.
Sbuffo appena e mi rattristo un po’, forse la serata di ieri non è stato proprio l’inizio di un bel niente.

Aspetto che lui entri in casa prima di chiudere la porta dietro di me.
Sorrido sentendolo sbadigliare mentre ci togliamo le scarpe lasciandole all’ingresso, voltandomi verso di lui.
“Stanco?”
Solleva una spalla, sfilandosi la giacca.
“Un pochino…”
Ok, i casi sono due a questo punto.
O la serata di ieri me la sono bellamente sognata ad occhi aperti, quindi non è successo nulla di nulla, o è stato solo un caso, un qualcosa che non ha la minima intenzione di essere ripetuto.
Perché oggi si è comportato come sempre, insomma, niente di diverso.
Sospiro appena e gli sorrido di nuovo, tanto non mi lamenterei per tutto l’oro del mondo, sono troppo pazzo di lui per rischiare di allontanarlo da me.
Mi stringo nelle spalle e mi volto, faccio per andare in cucina, quando mi sento bloccare, la sua mano stretta attorno al mio polso.
“Ehi…”
Mi sento attirato verso di lui e mi fermo, voltandomi di nuovo, mi sento di nuovo caldo sulla faccia, ma perché ci metto così poco ad arrossire?
Intreccia le mie dita con le sue, portando la mia mano vicino alle sue labbra, ed io rimango immobile come una bella statuina idiota.
“Mi sei mancato oggi…”
Sento scorrere le sue labbra nella parte interna del mio polso, in piccoli baci, lo guardo socchiudere gli occhi.
Matto, lo sa che è una delle zone erogene più sensibili? Eh?
“Ma se siamo stati sempre insieme!”
Cerco di ridere per salvare le apparenze, insomma, cerco di fingere di non volergli saltare addosso in questo preciso momento.
Mi sento un po’ meglio però, cioè, magari non è vero che quello che è successo ieri sera… si ferma a ieri sera.
La sua mano libera si ancora al mio fianco, attirandomi verso di lui mentre continua a baciarmi il polso, salendo lentamente nel palmo della mia mano.
Ho un brivido al sentire le sue labbra calde e il freddo metallo del suo piercing a contatto con la mia pelle.
Gli passo un braccio dietro la schiena ricambiando il suo mezzo abbraccio, sorridendogli.
Lui non sembra interessato a quello che gli dico, continua a lasciare piccoli baci sulla mia mano, salendo piano verso il mio dito indice.
Riapre gli occhi guardandomi, è un attimo e mi sento cedere le gambe, perché d’un tratto percepisco il contatto caldo e umido della sua lingua che percorre il mio indice.
“Non insieme come avrei voluto…”
Perché la sua voce tutto ad un tratto sembra un basso sussurro tentatore da centralinista di hot line?
Mantiene le nostre dita intrecciate abbassando la mano ed avvicinando il suo viso al mio, con gli occhi socchiusi ed un piccolo sorriso sornione sulle labbra.
“A te non sono mancato nemmeno un po’ ?”
…ho la bocca impastata, non riesco a parlare.
Anche perché non saprei bene cosa dire, non vorrei farmi una figuraccia dicendogli che oggi, ogni ora, ogni minuto e ogni secondo che passava mi sembrava sprecato, perché non lo tenevo tra le mie braccia.
Sono arrossito di nuovo, stringo un po’ il mio abbraccio avvicinandolo di più a me, tento di sorridergli, ma al momento non so cosa ne venga fuori.
Mi accosto sfiorando le sue labbra quando lo vedo chiudere gli occhi, coinvolgendolo un istante dopo in un bacio lento e dolce.
Sento la sua mano libera muoversi, scivolando dal mio fianco lungo il mio petto, andando poi tra i miei capelli, accarezzandoli e premendo di più il mio viso verso di lui, approfondendo questo bacio che ci sta lasciando senza fiato.
Ho un fremito quando ci separiamo, mi lascia la mano per potermi stringere con entrambe le braccia, struscia il naso contro il mio, mi sorride.
Lo abbraccio anche io, gli accarezzo la schiena, devo dare ragione a quelli che dicono che il secondo bacio è quasi sempre meglio del primo, più dolce, più ragionato.
O forse è solo che ieri sera ero troppo sconvolto per rendermi davvero conto di quello che mi stava succedendo e godermi la situazione.
“Credevo di impazzire oggi, quando non potevo nemmeno toccarti…”
E’ bello sapere di non essere l’unico.
Socchiudo gli occhi sentendomi una mano sul volto, le sue dita mi accarezzano dolcemente, e sorrido.
“Ma guarda che puoi eh. Dopotutto lo facevi sempre quando non…”
Quando non…?
Che cosa stavo per dire? Quando non stavamo insieme?
Ma noi non stiamo insieme… credo. Purtroppo.
Non lo so… sono di nuovo confuso, accidenti a me.
Mi mordo il labbro inferiore perdendomi in questi pensieri, inopportuni al momento, sino a quando non sento le sue dita accarezzarmi le labbra, e riporto lo sguardo su di lui.
Ci guardiamo negli occhi per un attimo, ho un brivido.
Scosta le dita dalle mie labbra, riportandole tra i miei capelli, chiude gli occhi poi, privandomi del suo sguardo, ma mi importa per decisamente poco tempo.
Torna a baciarmi, questa volta è lui a lasciarmi il controllo, sento una passione crescente nelle nostre lingue che si cercano, nelle sue dita che accarezzano i miei capelli con foga, e mi tremano di nuovo le gambe.
Senza che me ne accorga ci spostiamo, interrompo il nostro bacio giusto un istante per registrare la nostra nuova posizione, capire dove siamo, poi lo premo di più alla parete contro cui si è appoggiato, torno a baciarlo quando mi attira verso di lui.
Le sue dita sottili tra i miei capelli mi mandano fuori di testa, e scendono, lentamente, sul mio collo, in una carezza studiata e sensuale, senza dubbio sa benissimo come far impazzire qualcuno.
Al contrario di me, che, insomma, di ragazzi ne ho avuti pochi, e ancora non credo di sapere bene come comportarmi.
Mi lascio guidare dall’istinto, spostando le mie mani ad accarezzare i suoi fianchi, salendo lentamente sotto la stoffa a ricercare la sua pelle liscia, ho un brivido quando lo tocco.
Mi sento un verginello alle prime armi, per come sono agitato in questo momento.
Ci separiamo di nuovo in mancanza di ossigeno, apre gli occhi catturando il mio sguardo con quel filo invisibile che sembra avermi teso per legarmi a lui, mi sorride ancora.
Lascia scorrere le dita sul mio collo, scendendo sul mio petto, abbassando il volto e seguendo con le labbra le tracce lasciate dalle sue dita, tirandomi delicatamente indietro la testa con una mano, soffermandosi sul mio pomo d’adamo.
Chiudo gli occhi abbandonandomi ai suoi giochi, involontariamente comincio a strusciarmi addosso al suo corpo, ma sembra tutto talmente perfetto, che pensare non è necessario.
Percorre la via dal mio collo verso le mie labbra in piccoli baci, fermandosi a guardarmi negli occhi, di nuovo.
Lascia un piccolo bacio sulle mie labbra, abbassando le mani a trovare le mie, intrecciando di nuovo le nostre dita e spostandosi dal muro con un colpo di reni, avvicinandosi di più a me.
“Nao…”
Da quando la sua voce è niente di più di un sussurro, così maledettamente sensuale, accidenti?
Non riesco a crederci che siano bastati un paio di baci a farmi… “agitare” così.
“Portami a letto.”
Mi scosto appena, sbirciando il suo sorriso malizioso e i suoi occhi semichiusi, sorrido anche io, rilasciandogli le mani e stringendolo di nuovo a me, baciandogli le labbra.
Lo guido verso la mia camera, che sa benissimo dove si trovi, non appena entra chiudo la porta dietro di lui, nonostante non ci siano altre persone in casa, so che gli danno fastidio le porte aperte.
Arriviamo ad un passo dal mio futon e lo guardo, di nuovo, a lungo negli occhi.
Non riesco crederci che stia davvero per succedere.
Non riesco a credere che lui sia qui, con me. Di nuovo il cuore mi batte troppo forte.
Quando torno ad incontrare le sue labbra, faccio scorrere le mani sulla sua schiena, sino all’orlo della sua maglia, oltrepassandolo e insinuandole alla ricerca del contatto con la sua pelle nuda.
Liscia, la sua pelle liscia sotto le mie dita, i suoi forti muscoli dorsali che si muovono sotto le mie mani in quei movimenti poco ragionati dettati dalla passione del bacio, lo rilascio per sfilargli la maglia.
Il suo sorriso è dolce, ha qualcosa di rassicurante per me in tutto questo, è come se mi stesse dicendo che non ha intenzione di sparire dalle mie braccia lasciandomi il dubbio che sia solo l’ennesimo sogno erotico che faccio su di lui.
Ovviamente non mi sta dicendo una cosa simile, mi imbarazzerebbe se sapesse che faccio sogni su di lui.
Chiudo gli occhi sentendo di nuovo le sue labbra sotto il mio lobo, le sue dita sul mio petto a sbottonarmi lentamente la camicia scura, senza fretta, facendomela scivolare lungo le spalle e lasciandola per terra.
Si allontana da me di un passo, abbassandosi e stendendosi al centro del mio futon, la sua pelle chiara a confondersi con le coperte bianche, socchiude gli occhi abbassando le mani alla propria cintura.
Non riesco a muovermi, credo mi voglia morto.
Osservo quelle lunghe dita sottili slacciare la cintura, far sorpassare l’asola al bottone dei jeans e abbassare lentamente la cerniera, insinuando poi la mano.
Apre gli occhi e mi guarda, quel sorriso dolce e sornione allo stesso tempo sulle labbra, allunga una mano a richiamarmi mentre con l’altra si accarezza, appena, attraverso la stoffa dell’intimo.
Bastardo.
Sono ancora fermo a guardarlo con, credo, un’espressione decisamente poco intelligente sul volto.
Respiro a fondo e prendo la sua mano tesa, inginocchiandomi sul futon accanto a lui.
Cominciano le danze, le mie labbra sul suo corpo chiaro, assaggiano la sua pelle, il cui sapore mi dà quasi un capogiro, i vestiti che gli scivolano giù dai fianchi.
E lui è stupendo, è un sogno.
Quando mi libero dell’ultima barriera di stoffa su di lui gli sorrido, lo guardo, abbraccio la sua intera figura aggraziata con i miei occhi, e vorrei poter morire in questo momento, con un angelo tra le braccia.
Sono patetico, lo so.
E la cosa peggiore è che anche ora, che tengo tra le braccia il suo corpo nudo, l’odiosa insicurezza che da sempre è mia fedele compagna si fa strada in me, obbligandomi a chiedermi se per lui ci sia qualcosa oltre al sesso, questa notte.
Non mi interessa.
Mi chino ancora, trovo le sue labbra, le bacio ancora e ancora, ha tutto un sapore diverso, migliore, da quando le mie mani viaggiano libere sul suo corpo, accarezzando la sua pelle liscia, i suoi muscoli, le sue gambe glabre, le sue natiche perfette.
Posa le mani sulle mie spalle nude, obbligandomi a distendermi accanto a lui, portando le dita alla mia cintura, a differenza di lui indosso ancora quasi tutti i miei vestiti.
Ho una fitta di imbarazzo, non mi sento adeguato vicino a lui, lui è perfetto ed io sono… io.
Tutto tranne la perfezione, insomma.
Mi sorride ancora, guardandomi negli occhi e spostandomi le mani, facendomele appoggiare sul materasso, cominciando a spogliarmi lentamente, senza staccare gli occhi dai miei, anche mentre la stoffa – tutta la stoffa – scivola sul mio corpo.
Mi sento debole nel momento in cui non ho più vestiti addosso, non mi sento a mio agio.
Si china, strusciando il naso contro il mio e baciandomi a fior di labbra, facendo scorrere solo ora il suo sguardo su di me, lo sento, è come se bruciasse ogni singolo millimetro di pelle che sfiora.
Le sue dita, delicate, partono dall’inguine accarezzandomi il torace, fino al mio collo e al mio viso, seguite dal suo sguardo, che ora si riflette di nuovo nel mio.
“Sei bellissimo e basta.”
Credo debba aver capito la mia insicurezza. Andiamo bene, adesso mi legge nel pensiero?
Gli sorrido, prendo ancora il respiro.
Piano piano il mio imbarazzo mi abbandona, aiutato dai suoi sorrisi, le nostre labbra che si strofinano e si cercano, e i suoi occhi che non sembrano voler abbandonare il mio corpo.
Sono ancora carezze, carezze che si approfondiscono, dita che si trovano e si lasciano di nuovo per ripartire nella scoperta dei nostri corpi, caldi, intrecciati.
Si arrende di nuovo a me, lasciandomi prendere il controllo.
Nuovamente prende la mia mano, intrecciando le dita tra le sue, portandola alle sue labbra, il suo sguardo profondo che cattura ancora il mio.
“Ti voglio, Nao…”
Mi sorride, cominciando a baciare le punte delle mie dita.
“Adesso…”
Tremo ancora, sarò capace di mantenere il controllo e non impazzire?
“Prendimi.”
La sua voce è un sussurro, deciso, le pupille dilatate dall’eccitazione e dal desiderio, porta le mie dita tra le sue labbra, accarezzandole con la sua lingua, continuando a guardarmi negli occhi.
Quel qualcosa che è tra le mie gambe già da un po’ comincia a fare male, ora.
Annuisco ad un soffio dalle sue labbra e comincio ad accarezzarlo, lo bacio ancora, sentendo coinvolte le mie dita tra le nostre lingue, nei nostri baci passionali.
D’accordo che non ho molta esperienza, ma se l’attivo della situazione sono io, perché il controllo sembra averlo mantenuto solo lui?
Mi rilascia dal bacio, tenendo le mie dita bagnate della sua saliva nella sua mano, facendole scorrere lungo il proprio petto.
Le guida a sfiorarsi un capezzolo, mi sorride, l’addome, l’ombelico, la sua erezione.
Chiude gli occhi poi, lasciandomi la mano ed inarcando la schiena, mentre io insinuo piano le dita in lui, per prepararlo.
È bellissimo vedere il volto della persona di cui si è innamorati contrarsi dal piacere, e sapere di essere l’autore di quel piacere che sta provando, sentirlo chiedere di più.
Continuo a prepararlo, non voglio che si faccia male, deve essere tutto perfetto, perfetto come lo è lui e come tutto è stato fino ad ora.
Mi chiede di più, sposto le dita e lo guardo negli occhi, prima di entrare con dolcezza in lui.
Il suo respiro è più pesante, qualche piccolo suono sfugge dalle sue labbra, rosse dai nostri baci irruenti, qualche suono che va a formare il mio nome, noto con un piccolo sorriso.
La sua mano è tra i miei capelli e me li stringe con delicatezza, l’altro braccio è abbandonato, le dita tengono appena un lembo delle coperte, si muove sotto il mio ritmo.
Non posso fare a meno di guardare i suoi occhi chiusi, le sue belle labbra, le gocce di sudore che gli imperlano la fronte, scendendo ad accarezzare il suo bel collo bianco, andando poi a morire tra i nostri corpi premuti, che si armonizzano nei movimenti.