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5. kokkai no kurage

Tutte le persone diventano stupide come me quando si innamorano?
O sono solo io ad essere particolarmente stupido? Cioè, più della media intendo.
Tanto da passare la notte sveglio, guardarlo dormire accanto a me, chiedermi da quanto tempo non riusciva a dormire, per avere il sonno tanto pesante da non svegliarsi nemmeno sotto le mie carezze.
Sorridere tra me e me, pensare a come sarebbe rimanere con lui sempre, per almeno un giorno intero, amarlo, abbracciarlo, baciarlo, guardarlo dormire e non lasciarlo andare via sino a che la mia pelle non si fosse impregnata del suo profumo.
Chiudere gli occhi perdendosi tra i suoi capelli, inalando proprio quel profumo particolare.
Che non è quello costosissimo che si mette di solito, ma ha lasciato spazio a qualcosa di diverso, più dolce, il profumo che ha la pelle delle persone dopo che hanno fatto l’amore, un misto agrodolce di prodotti da bagno, aroma della sua pelle, e della mia.
Passo le dita sul suo viso, guardandolo respirare piano accanto a me, i capelli scivolati sui suoi occhi, glieli scosto appena e sorrido tra me e me, ricordandomi di questa notte.
Questa notte, ho compiuto questo identico gesto e lui mi sorrideva, mi muovevo dentro di lui.
È stata una delle sensazioni più belle di tutta la mia vita, il piacere che mi esplodeva dai lombi era più di quello che si prova facendo semplicemente sesso, era molto di più.
Respiravo a fondo e gli chiedevo se gli avevo fatto male, se gli piaceva, mentre cominciavo lentamente a spingere, trattenendo tutto il desiderio che avevo.
Sul suo viso potevo scorgere una piccola smorfia di dolore, nonostante avessi usato tutta la premura possibile e l’avessi preparato a lungo, ma mi ha sorriso ugualmente, portando una mano tra i miei capelli.
Mi sono abbassato su di lui, baciando ancora quel piccolo neo, mille volte, aumentando piano il ritmo sentendo i suoi ansiti cambiare registro.
Ho fatto scorrere le mani sul suo petto, toccando la sua pelle liscia che già cominciava ad impregnarsi del mio profumo, raggiungendo la sua vita, le sue gambe.
Le ho sollevate in modo che si stringessero attorno alla mia vita ed ho approfondito le mie spinte.
Non appena ho spinto più a fondo, ho visto il suo viso trasfigurarsi in un’espressione di puro piacere, e credevo di non aver mai visto niente di più bello in vita mia.
“Nao…”
La prima volta che ho sentito il mio nome pronunciato dalla sua splendida voce in quel modo, il mio cuore ha fatto un buffo balzo nel petto.
Era un sussurro basso, sfuggito da quelle labbra come se il loro proprietario ne fosse stato incosciente, un richiamo, una richiesta di continuare, un gemito di eccitazione.
Ho ricominciato a spingere, spronato dai suoi gemiti eccitati che si sommavano ai miei, mi chiedeva di più ogni volta che colpivo quel piccolo punto dentro di lui che lo faceva impazzire.
Lo guardavo attentamente, nonostante la mia vista cominciasse ad essere sfocata con l’avvicinarsi di quel momento che entrambi bramavamo.
Lo osservavo gettare la testa all’indietro, sussurrare il mio nome tra i gemiti, pregarmi di non smettere e stringere quelle lenzuola tra le dita.
Ho trovato le sue labbra e ho zittito i suoi gemiti, baciandolo con tutta la passione che avevo in corpo mentre mi muovevo ancora più veloce.
“Nao… toccami…”
Per me, ogni sua richiesta, ogni suo minimo desiderio è sempre stato un ordine.
Ho fatto scorrere nuovamente una mano sulla sua pelle liscia, sul suo torace e sul suo addome, raggiungendo il suo desiderio ed accontentando la sua richiesta.
Continuavo ad accarezzarlo al ritmo delle mie spinte, il suo volto trasfigurato dal piacere era stupendo, credo che non potrei mai dimenticarlo, anche se non mi venisse più data occasione di vederlo.
Catturavo ancora le sue labbra, in tanti piccoli baci umidi, zittendo i suoi deliziosi gemiti, accarezzavo il suo viso con l’altra mano, scendevo a baciargli il collo, leccargli il lobo dell’orecchio.
“Sei… splendido, Saga…”
Gli sussurravo che era la cosa più bella che avessi mai avuto la possibilità di possedere, mentre continuavo a sentirlo mormorare il mio nome, tra i gemiti sempre più forti.
I miei muscoli si tendevano per lo sforzo finale, mi spingevo in lui con tanta foga da aver perso il senso della realtà, ma mi trattenni ancora un attimo, aumentando invece le mie carezze su di lui.
Volevo guardarlo raggiungere il culmine, perdere il controllo, impazzire per merito mio.
E nel momento in cui ha raggiunto l’orgasmo, mi ha mandato come una scossa elettrica per tutto il corpo.
L’ho visto stringere le palpebre, pronunciare ancora il mio nome come se fosse stata l’unica parola in grado di dire, ho sentito il suo seme bagnare la mia mano.
Poi, i suoi muscoli forti tendersi ed irrigidirsi attorno a me, con le ultime spinte potenti ho amplificato il suo piacere e raggiunto il mio, mi sono riversato dentro di lui, stremato dallo sforzo.
Ho trovato le sue labbra solo un istante dopo, chiudendole con un bacio passionale mentre i miei movimenti rallentavano fino a fermarsi, ignorando il fatto che entrambi avessimo bisogno di ossigeno.
Ho lasciato che il nostro bacio si calmasse, che le nostre lingue giocassero e si accarezzassero con dolcezza ancora per un po’, prima di distaccarmi appena, strofinando le labbra contro le sue, guardandolo negli occhi.
Mi sorrideva.
Mi sorrideva come non mi aveva mai sorriso prima anche questa volta, i suoi occhi appena socchiusi brillavano, le sue labbra erano appena incurvate, ma era un sorriso caldo, dolce… intimo.
Era un sorriso solo per me.
Gli ho baciato le guance e le labbra mentre uscivo lentamente dal suo corpo, per non fargli male, stendendomi poi accanto a lui e lasciandogli riprendere fiato.
Sorrido ora, al ripercorrere con la mente la serata e la notte trascorsa con lui, continuo a guardarlo dormire.
Sorrido al ricordo di come mi ha preso la mano, intrecciando strette le nostre dita come se volesse incollarle insieme, spostandosi su di me, baciandomi una spalla.
Siamo semplicemente rimasti così per un po’, armonizzando i nostri respiri e godendoci quell’umido torpore che cala addosso alle persone dopo il sesso, torpore risvegliato in seguito dal poco romantico pensiero che non avessimo ancora cenato.
Ma è stato tutto perfetto, l’acqua che scorreva sui nostri corpi per risvegliarci, il raggiungere la cucina con solo un paio di boxer addosso tenendoci la mano, le goccioline che scendevano dai suoi capelli ancora bagnati sfiorando il suo collo, e il mio quando mi abbracciava.
L’abbiamo fatto di nuovo, è stato persino più bello, non avevamo fretta né imbarazzo la seconda volta.
Ha lasciato che le mie labbra e le mie mani studiassero il suo corpo sino a portarlo allo stremo, sino a conoscerlo alla perfezione, e io ho lasciato che lui mi desse piacere assaggiandomi ripetutamente.
Ho impresso sulla sua pelle bianca un piccolo marchio rosso, ultimo tentativo di un ragazzino innamorato di credere che il suo angelo sia suo e solo suo.
Ed ora non voglio addormentarmi.
Voglio rimanere sveglio a sfiorare le sue palpebre chiuse, le sue labbra, a baciare le sue spalle nude o a guardarlo, semplicemente.
Ho troppa paura che domani mattina sia tutto finito, tutto questo, che nulla mi sembrerà perfetto come lo è in questo momento, con lui tra le mie braccia.

Jelly Fish


Non appena apro gli occhi, incontro il suo sguardo, sveglio, vivace e profondo, che si riflette nel mio.
Gli sorrido quando mi accorgo delle sue dita tra i miei capelli, e mi accosto un po’ a lui, sollevando una mano ad accarezzare il suo fianco.
“Buongiorno, piccolo…”
Rispondo al suo saluto con un altro semplice sorriso, non mi va di parlare, potrei rovinare quest’atmosfera perfetta che è sopravvissuta tutta la notte.
Mi accosta di più al suo corpo, posando le labbra sulla mia fronte, scendendo poi lentamente lungo il mio naso, sino a trovare le mie labbra in un piccolo bacio casto.
“Ho dormito troppo… mi sento iperattivo…”
Mi viene da ridere, sollevo appena il capo per lasciargli più spazio non appena si abbassa sul mio collo, riempiendomi di baci e piccoli morsi.
Lentamente si sposta su di me, lascio scorrere le mani sulla sua schiena nuda, mi sento bene.
“Io non ho dormito poi così tanto…”
Non ho dormito affatto, in realtà, anzi, mi sembra di essermi addormentato cinque minuti fa.
Lo sento ancora passare le labbra dolcemente sul mio collo, se continua ancora avrò bisogno di una doccia molto molto fredda.
“Perché?”
Non sembra davvero interessato alla mia risposta, ma sorrido, accarezzandogli i capelli e chiudendo gli occhi, forse ho ancora un po’ di tempo per godermi le sue attenzioni.
“Mi hai dormito addosso!”
Scoppia a ridere, insinuandosi di più tra le mie braccia, continuando a baciarmi il collo e le spalle.
“Ecco perché ero così comodo… sei morbido…”
Faccio eco alla sua risata, facendo scendere una mano a pizzicargli il fianco.
“Lo vedi perché devo dimagrire?”
Fa un piccolo salto al mio pizzicotto, ma continua a ridere, stretto nel mio abbraccio, salendo a baciarmi una guancia, e poi le labbra, in un altro bacio casto.
“E io poi come faccio a dormire su di te?”
Cattura ancora le mie labbra in un altro bacio, ma questa volta non si sposta, schiudendole e lasciando che la mia lingua si insinui alla ricerca della sua.
Sento la sua mano salire ad accarezzarmi la guancia con il pollice, lo stringo di più a me, potessi svegliarmi così tutte le mattine.
E anche se la sua frase mi lascia intendere che dormirebbe volentieri su di me per altre notti, cerco di non farmi troppe fantasie…
…Troppo tardi. Me le sto già facendo...
Fantasie di assurde ed improbabili vite quasi coniugali con me e lui, insieme.
Meglio farsi una doccia. Ghiacciata, magari.

Anche questa mattina è stato tutto perfetto.
Talmente perfetto che mi viene da chiedermi se ci sia qualcosa sotto, insomma… ma si sa che sono l’insicurezza fatta persona, dopotutto.
Abbiamo fatto la doccia insieme, l’acqua calda che scorreva sui nostri corpi sembrava avvolgerci, si amalgamava alla perfezione con le carezze che ci dedicavamo a vicenda, con i nostri sospiri… sto diventando schifosamente romantico, devo fare qualcosa.
Per la prima volta ci siamo fermati da me a fare colazione, ha voluto fare lui i cappuccini, tentare, almeno.
Ha la ferma intenzione di diventare un uomo in grado di suonare basso, chitarra, pianoforte e cucinare, mi ha detto, era stranamente loquace questa mattina.
L’ho accompagnato a casa a cambiarsi, poi siamo andati insieme in sala di registrazione, mentre guidavo sentivo i suoi occhi puntati su di me.
Siamo stati accolti dai nostri compagni che ridacchiavano in modo poco intelligente come al loro solito, anzi, un po’ più del solito, ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine.
Sono maliziosi, vanno sempre a pensare male.
…Oddio, questa volta avrebbero anche ragione in effetti, ma pazienza.
Il penultimo giorno di registrazione, ci manca una canzone.
Be’, anche mentre siamo in studio non mi dedica moltissime attenzioni, se non qualche sporadico sorriso di nascosto dagli altri.
Però sono tranquillo.
Sono tranquillo perché ieri notte è andato tutto talmente bene, che ora, con tutte le mie insicurezze del caso, sono davvero convinto che sia l’inizio di qualcosa, insieme.
E dire che avevo deciso che non avrei dovuto farmi le fantasie…
Non appena finiamo di registrare anche oggi, lo aspetto vicino all’uscita, e ho già la mente che vaga.
Magari potremmo andare a mangiare qualcosa in giro questa volta, andare al cinema, fare un giro sulla torre di Tokyo illuminata di notte, oppure rimanere a casa, ordinare qualcosa, affittare un film, guardarlo insieme sotto alle coperte… va bene, meglio se mi calmo.
Mi si accosta con un sorriso, io lancio uno sguardo agli altri, ma li vedo fortunatamente troppo occupati perché badino a noi.
“Sai, stasera pensavo che magari…”
“Scusami, Naopon…”
Mi blocca, io mi zittisco in un attimo, lo guardo.
“Questa sera non posso… mia madre ha… rotto un aggeggio, non ho capito. Ha bisogno di me, dice… Mi dispiace.”
Lo vedo voltarsi nervosamente verso gli altri, poi mi si accosta dandomi un veloce bacio vicino alle labbra, non sulle labbra, ma vicino, sulla guancia ecco.
Poi mi sorride ancora, si volta, e corre via.
Ok, mi sento come una di quelle ragazzine adolescenti che la sera in discoteca si lasciano palpeggiare da qualcuno e il pomeriggio dopo si aspettano che questo esca con loro.