
7. WORLD END ANTHOLOGY
Ho passato la serata sul divano, con lo sguardo fisso verso la porta.
Cosa speravo? Che venisse da me comunque, nonostante mi avesse detto che aveva da fare?
La cruda verità è che ho passato la serata a sospirare.
A sospirare ricordando, ancora una volta, i nostri momenti insieme, a sospirare ripercorrendo con la memoria la splendida serata e la splendida notte trascorsa con lui, a sospirare pensando a lui.
Nonostante mi avesse appena dato buca, facendomi sentire una ragazzina che si fa false speranze.
E continuavo a farmele.
E continuo a farmele tutt’ora, probabilmente.
Mentre lo aspetto qui al bar, dopo che ieri sera non è venuto da me, io sono qui che lo aspetto, e mi sento ancora di più una ragazzina di quelle delle discoteche, che si invaghiscono del primo che passa.
Ah, quante sciocchezze!
Non è il primo che passa, ci conosciamo da anni, da anni ci giriamo intorno…
…o forse sono solo io che giro intorno a lui.
Ma in ogni caso lui mi si è concesso, è stato con me, e non sembrava una cosa da una notte e via, accidenti.
Ieri mattina è rimasto attaccato a me tra le coperte, stretto tra le mie braccia, chiedendomi ancora un po’ di tempo per rimanere semplicemente così, da soli, senza dover pensare al lavoro.
Ha strusciato il viso nel mio collo, facendomi venire i brividi lungo la schiena, sussurrandomi che gli piaceva il profumo della mia pelle.
Mi ha baciato le labbra mille volte, guardandomi e sorridendomi, con quel sorriso così caldo…
Eh, no, Nao, così non va mica bene.
Appena arriva glielo devo dire, che non ci si comporta così con gli amici.
Che non li si trascina a letto per una sola notte, che per quanto fantastica, perfetta, passionale e dolce possa essere, c’è sempre il rischio che si rovini l’amicizia.
E io non voglio che succeda, la nostra amicizia è tutto, per me.
Quindi, se voleva una sola notte, non doveva farlo, ecco, doveva pensarci, al fatto che mi avrebbe ferito.
Appena arriva glielo dico, così, tutto d’un fiato.
Se arriva.
E se queste mattine al bar insieme, passate a ridere e scherzare ma anche a parlare di cose serie, fossero state solo una manovra per arrivare a quel risultato?
Adesso non avrebbe più motivo di venire.
Tanto vale che mi ordini il mio cappuccino…
Attiro l’attenzione della cameriera alzando una mano, le sorrido e faccio per ordinare, quando sento un profumo familiare entrarmi nelle narici e stordirmi, ed una voce.
“Due cappuccini, grazie.”
Mi volto, incontrando il suo sorriso cortese, il suo sguardo dolce, è bellissimo.
Ma no, Nao, non farti incantare subito, accidenti!
Ora, non appena si siede, tu gli dici come stanno le cose, che non deve giocare con te in questo modo, che…
“Buongiorno, piccolo.”
Il suo profumo mi sembra ancora più forte, è solo un attimo e sento le sue labbra morbide sulla mia fronte, e ancora una volta il suo sorriso, ma diverso da quello di prima.
Il suo sorriso solo per me…
No, Nao, non va bene così!
Ora prendo il respiro, mi calmo un attimo, e gli dico quello che gli devo dire.
“Buongiorno. Dormito bene?”
Non era questo, quello che gli volevo dire, vero?
Non credo. No, decisamente non era questo.
Merda, merda, quel sorriso!
“Ieri ho dormito meglio.”
Allunga una mano, scostandomi delicatamente la frangia dagli occhi, continuando a sorridermi, ed io mi sciolgo.
Certo che sono proprio idiota, eh.
Non posso fare a meno di ricambiare il suo sorriso, prendendo la sua mano ed intrecciando le nostre dita sul tavolo, accarezzandogli il dorso con il pollice.
Non posso farci nulla, è così maledettamente carino, non posso pensare che stesse solo giocando con me.
Mantiene la mano stretta nella mia ed io lo guardo, studio il suo volto, la sua espressione assonnata, il suo sguardo dolce, le sue labbra che si schiudono e stanno per dire qualcosa…
“Nao…”
Si interrompe, facendo scivolare via la sua mano dalla mia e ricomponendosi, raddrizzandosi sulla sedia, e sorridendo alla cameriera che ci porta i cappuccini ed il piattino di biscotti.
Paranoia, paranoia in arrivo.
La sento.
Cosa stava per dirmi? Perché?
Ha tolto la mano dalla mia di colpo. Magari l’ha fatto perché non voleva che la cameriera vedesse, magari però perché non voleva illudermi…
Sì, ecco, sono sicuro che avesse lo sguardo dolce, solo perché stava per dirmi di non farmi illusioni su quanto successo tra noi.
Dirmi che non voleva farmi soffrire, che volevamo entrambi stare insieme, ma non possiamo, che è meglio se la chiudiamo qua, rimaniamo solo amici e… basta, Nao.
Evito il discorso cominciando a parlare del nostro album, bevo il mio cappuccino, lui mi sorride e mi risponde.
Si sporca di nuovo di schiuma un angolo della bocca, se io non fossi io, probabilmente mi sarei alzato e gliel’avrei leccata via al posto suo, finendo per baciarlo e togliergli il respiro.
Ma io sono pur sempre io, timido ed insicuro cronico, quindi faccio finta di nulla, continuando a parlare con lui di argomenti a caso.
Il punto è che sono talmente pazzo di lui che davvero non me ne importa nulla.
Mi ha usato? Voleva solo una notte e via?
Vuole dimenticare tutto e fare come se non fosse mai successo?
Mi sta bene. Davvero.
Basta solo che non si allontani da me, nemmeno per un istante, senza di lui potrei morire.
Ancora in studio a registrare, ancora e ancora.
Tra una canzone e l’altra incrocio lo sguardo di Saga ed il suo sorriso, mi sorride ancora in quel modo speciale, con quel sorriso caldo e intimo che mi fa venire i brividi.
Rispondere al suo sorriso aumenta solo la mia voglia di correre da lui e stringerlo tra le mie braccia.
Prendo il respiro tentando di riprendermi, riscuotermi dal mio involucro di sospironi e seghe mentali.
Pausa, pausa.
Ci disperdiamo ognuno nel proprio angolo, a prenderci i nostri momenti di pausa, anche se abbiamo solo qualche minuto.
Manco a dirlo, mi serve del caffè.
Andrei alla Starbucks, ma è lontana, mi dovrò accontentare di questa robaccia delle macchinette.
Acqua sporcata di caffè… meglio che nulla.
Sono di nuovo perso nei miei pensieri, giro questo affarino di plastica che funge da cucchiaino in questa roba che funge da caffè, un altro sospiro, mi sento un trenino a vapore.
“Ehi…”
Mi giro, e lui è di nuovo nel mio campo visivo, e io di nuovo non capisco più nulla.
“Mi stai evitando?”
Me lo chiede con un piccolo sorriso accostandosi a me, ed io mi sciolgo, per l’ennesima volta oggi.
Comincio a chiedermi se non mi faccia male alla salute anche questo, sentire il mio cuore perdere un battito e le mie ginocchia diventare una specie di pappa molle ogni volta che vedo un suo sorriso.
Scuoto il capo cercando di sembrare convincente, in verità sì, ecco, lo sto evitando.
Sto cercando di rimandare il momento in cui mi sentirò dire che è stata una cosa da una notte e via, per poter rimanere nel mio idillio fatto di illusioni da stupido ragazzino innamorato per ancora un po’.
“Non dire stupidaggini…”
Ridacchio, mio dio, non ho mai avuto bisogno in tutta la vita di saper recitare come adesso.
So benissimo di non essere convincente quando mento. Lo so.
Infatti appena me ne rendo conto, mi volto per buttare via il fondo di simil-caffè e il simil-cucchiaino nel cestino, e sento due braccia forti stringermi alla vita.
Mi sta abbracciando, strusciando il naso contro la mia guancia, dolcemente, il suo profumo mi stordisce, è così buono…
In mezzo ad un corridoio della PS company!
Vorrei allontanarlo un po’, dirgli che non è il caso, perché…
Ma non ci riesco, quando mai.
Poso le mani sulle sue, lasciandomi andare contro il suo petto, sospirando, mi sento felice.
Mi stringe ancora un po’, prima di rilasciarmi appena, io mi volto verso di lui, guardandolo.
Ora, sono consapevolissimo che la mia risata falsa è stata simultaneamente soppiantata da un sorriso ebete.
Lo guardo negli occhi e rimaniamo fermi, a poca distanza, lui solleva una mano a scostarmi delicatamente la frangia dagli occhi, continuando a sorridermi, in quel modo speciale.
“Nao…”
Perché di colpo ha questo sguardo serio?
Il mio sorriso ebete si spegne, quasi immediatamente, nel momento in cui lui abbassa la mano.
“Ragazzi! Dove eravate finiti?”
Mi prende quasi un colpo quando sento la voce di Shou richiamarci, e sento lei, la mia amica paranoia, farsi di nuovo strada nel mio piccolo ed inutile cervello.
Torno in studio, Saga al mio fianco che risponde sereno alle domande di Shou sull’ultima canzone che stiamo finendo di registrare, ed io perso, ancora, nelle mie paranoie.
Stava per dirmelo.
Un abbraccio non vuol dire nulla, ci abbracciavamo sempre, anche quando eravamo solo amici.
Stava per dirmelo, per dirmi che preferisce che rimaniamo amici, ecco perché quello sguardo serio.
Sto male di nuovo, ecco, lo sapevo.
Mi fa male la pancia.
Questa sera sembra che faremo molto tardi, ma, finalmente, abbiamo finito di registrare.
Dobbiamo rimanere qui ancora qualche ora a controllare eventuali errori e assistere al mixaggio, ma abbiamo finito. Non mi sembra vero.
Sono disteso sul divanetto dello studio, con gli occhi chiusi, li apro solo quando sento le lamentele di Hiroto perché Saga gli ha rubato la sua chitarra acustica.
E lo vedo, lui in piedi su una sedia che canta.
“Yeah, abbiamo finito l’albu-u-u-um!”
Scoppio a ridere nel momento in cui gli tocca interrompere la sua canzoncina, causa corpo contundente non identificato lanciatogli da un Hiroto decisamente divertito da tutta la situazione.
Nel momento in cui anche lui si mette a ridere sento, ovviamente, una cosa bloccarmi alla bocca dello stomaco ed un ormai familiare senso di vuoto o, più precisamente, di farfalle svolazzanti.
Lo guardo scendere dalla sedia e restituire a Hiroto la sua chitarra, ed i nostri sguardi si incrociano.
Mi sorride, facendomi un piccolo cenno con il capo in direzione della porta, vuole che lo segua.
Vuole parlarmi.
Vuole dirmi che è tutto finito.
Vuole dirmi che in realtà nulla è mai iniziato.
Dio, mi sento davvero male, non so come riesco ad alzarmi e a seguirlo fuori dalla porta, a stento noto i nostri compagni troppo occupati con i loro giochini per badare a noi.
Ci fermiamo subito, mi appoggio al muro, sospiro, cerco di prendere fiato, lui mi guarda.
“Nao…”
E’ la terza volta che tenta di dirmelo, non credo ce la farò a sopportare il colpo, anche se ormai dovrei essere psicologicamente preparato, ecco.
“No, Saga. Ti prego non dirlo.”
Guardo per terra, le mie scarpe non mi sono mai sembrate così interessanti.
Ma che diavolo ho in mente di dire? Perché non penso mai prima di aprire bocca?
Sento i suoi occhi su di me, il suo sguardo confuso.
Ma io continuo a guardare per terra, imperterrito, e ho il cuore che batte a mille.
“Non… dirmi che vuoi dimenticare. Non dirmi che per te non ha significato nulla. Ti prego.”
Non volevo dire questo.
Non volevo mettere da parte il mio orgoglio in questo modo, non volevo dimostrargli che per lui mi metterei anche in ginocchio, pregandolo di stare con me.
La mia più ferma intenzione era quella di dirgli che, va bene, se vuole dimenticare sono d’accordo, a patto che la nostra amicizia non ne risenta.
E invece…
“È stato davvero importante, per me. Ti prego, Saga, pensaci…”
Mi mordo un labbro, continuando a guardare per terra.
“Piccolo Nao…”
Sollevo lo sguardo solo quando mi sento una mano accarezzarmi una guancia, lo vedo sorridere.
Ti prego, se proprio devi dirmelo, non dirmelo sorridendo.
Entrambe le sue belle mani ai lati del mio volto, il suo corpo pressato al mio, le sue labbra…
Mi ha tolto il respiro con un bacio tenero e intenso, le nostre labbra muoversi insieme con dolcezza, mentre le mie mani si perdevano nella loro via sui contorni del suo corpo, non ci speravo più.
Le sue dita si insinuano tra i miei capelli, mentre lo stringo a me, schiude le labbra lasciandosi invadere dalla mia lingua, e continuerei a baciarlo così, con dolcezza e passione insieme, per sempre.
Ma il nostro bacio si interrompe, apro gli occhi e vedo i suoi, bellissimi, che si rispecchiano nei miei.
“Scemo.”
“Perché?”
Non capisco, ma lo guardo, e intanto, ovviamente, mi rifiuto categoricamente di allontanare le mie mani dal suo corpo, lo mantengo premuto addosso a me.
“È stato importante, per me. Era questo che ti volevo dire.”
Me lo sussurra ad un soffio dalle mie labbra, prima di baciarle di nuovo, con dolcezza.
Si distacca prima che io possa approfondire il bacio, tornando a guardarmi, sento il mio cuore che impazzisce, tanto sta battendo forte.
“Mi ricordo alla perfezione qualunque piccola cosa…”
Le sue labbra scendono, sul mio collo, e in un istante perdo il senso della realtà, a stento sembro rendermi conto del fatto che siamo di nuovo nel corridoio, e chiunque potrebbe vederci.
“Ricordo che ti tremavano le mani, mentre mi spogliavi…”
Le sue dita scendono, dai miei capelli scorrono sul mio collo, tra i nostri corpi premuti, accarezzandomi il petto, lentamente.
“E che sei arrossito, guardando il mio corpo.”
E arrossisco anche adesso, accidenti a te.
Sento la sua voce dolce sussurrarmi sorniona ad un soffio dalla mia pelle, tanto che le sue labbra sfiorano il mio collo nel muoversi, prima di cominciare a lasciare piccoli baci.
“E mi ricordo benissimo tutti i punti più delicati per te.”
Lo sento sorridere, mentre le sue mani salgono di nuovo insinuandosi tra i miei capelli, con una lenta carezza che mi fa rabbrividire e stringerlo ancora di più a me.
Morde dolcemente il lobo del mio orecchio, prima di baciare e leccare appena quella delicatissima zona appena sotto di esso, facendomi quasi ansimare.
“Ti piace qui…”
Scende di nuovo, con una piccola scia di bacini dolci, raggiungendo il mio pomo d’adamo, mordicchiandolo.
Io inarco la schiena e sollevo la testa, come i gatti, chiudendo gli occhi, sono sopraffatto.
“…e anche qui.”
Un istante dopo sale di nuovo sulle mie labbra, catturandole in un bacio passionale, schiudendole immediatamente alla mia lingua e lasciandomi pieno controllo.
Si struscia appena contro di me, ancora trenta secondi di questo bacio che mi sta togliendo il respiro, e giuro che non sarò più responsabile delle mie azioni.
Un sonoro fischio, divertito, ed un piccolo colpo di tosse falso, mi inducono a distaccarmi di lui di colpo.
Mi rendo anche conto che entrambe le mie mani fossero finite sul suo fondoschiena, ma, giuro, non sono stato io a metterle lì, hanno fatto tutto da sole.
Oh, andiamo bene.
Tora sorride, Hiroto quasi scoppia a ridere, Shou alza un sopracciglio scuotendo la testa, e se ne va.
Ma quando diavolo sono usciti dallo studio?
“Sì?”
Saga non si sposta di un millimetro da me, rimanendo premuto contro al mio corpo, guardando i due rimasti con un delizioso sorriso angelico.
Quanto a me, credo di essere diventato color gambero a velocità supersonica.
Tora ci sta guardando con un sorriso poco intelligente, Hiroto incrocia il mio sguardo in modo eloquente, sorridendo, a differenza dell’altro, in modo furbetto.
Fa per spingere di nuovo dentro lo studio Tora, che, dal canto suo, continua a guardarci sorridendo.
“Niente… niente, non vi preoccupate… continuate eh… su…”
L’ultima cosa che sento prima che si chiudano con forza la porta dietro le spalle, lasciandomi solo con Saga e con il mio imbarazzo.
“Cavolo…”
Faccio per spostarmi dal muro e tornare dentro, ma qualcosa, qualcuno anzi, pensa bene di rimanermi premuto addosso, andando a strusciare il viso nel mio collo.
Sospiro e gli porto le mani alla vita, cercando di guardarlo in volto.
“Saga… forse è meglio se torniamo dentro e… non so, spieghiamo?”
Lui non si sposta, unico movimento è quello di alzare il viso e appoggiare la fronte contro la mia, guardandomi negli occhi.
“Penso abbiano già capito senza spiegazioni, sai? Rimaniamo soli ancora un po’…”
Non ci posso fare nulla, gli sorrido tornando a stringerlo a me, perdendomi nei suoi piccoli baci a fior di labbra.
Hiroto mi guarda e ridacchia.
Fa solo questo, davvero, si limita a guardarmi con quella specie di espressione trionfale in volto.
Di comune accordo decidiamo dopo un paio d’ore che siamo tutti mortalmente stanchi per continuare in questo modo, e che abbiamo bisogno di un’altra pausa.
E il piccolo Hiroto, ovviamente, ne approfitta per agganciarmisi ad un braccio e portarmi a cercare caffè, e mi ci gioco le unghie che ora comincerà a chiedermi cose.
“Finalmente!”
Lo guardo che mi sorride, ancora con quell’espressione, mentre aspetta il suo caffè.
“Già… avevamo bisogno di una piccola pausa.”
“Non era quello che intendevo.”
Da quando è così malizioso?
Ah, già, da sempre.
Gli sorrido pure io, forse sono un po’ in imbarazzo, abbasso lo sguardo ricominciando a girare il cucchiaino nel caffè, pare sia un buon metodo per eludere gli sguardi della gente.
“Dai… raccontami qualcosa, ti prego. È stato lui? O sei stato tu? Quando?”
Mi viene da ridere, guardando gli occhioni scuri di Hiroto fissarmi pieni di aspettativa.
“Ma…”
“Nao! Dai, ti prego… non voglio particolari osceni, voglio solo sapere com’è successo…”
Ridacchio appena, leccando il cucchiaino del caffè, prima di sospirare.
“È… stato lui, immagino. Mi ha chiesto di ballare con lui, quella canzone che ha scritto e…”
Mi fermo solo un istante, guardando il piccolo Hiroto che mi osserva sbattendo gli occhioni.
Questo ragazzo mi preoccupa, davvero.
A volte si comporta proprio come una ragazzina adolescente. Oh, be’, io non sono da meno.
“E poi mi ha chiesto di baciarlo. Siamo andati avanti così, per tutta la sera…”
Sento un sospirone, e riporto lo sguardo sul mio interlocutore.
“Cosa hai provato? Cioè… è una cosa così dolce… chi se lo sarebbe aspettato da Saga?”
In effetti nessuno.
Almeno, io non me lo sarei mai aspettato da lui.
“Sì… è un ragazzo davvero dolce, anche se non sembra.”
Hiroto si lascia andare ad una piccola risata, prima di lanciarsi contro di me e abbracciarmi, inspiegabilmente.
“Oh, come siete carini, Nao-kun!”
Scoppio a ridere anche io all’improvviso slancio affettuoso dello scoiattolino, accarezzandogli i capelli.
Torniamo in direzione della sala registrazioni, entrando un attimo dopo, prima di sentire qualcuno che corre per il corridoio inseguito da qualcun altro.
“Sagacchi! E dai… rispondimi…”
Saga ride alla domanda di Tora, sempre con la solita risata che mi fa sentire le farfalle nello stomaco, e io rimango in silenzio dietro la porta, lasciando che Hiroto vada a chiacchierare con Shou.
“Saga! Allora… sei innamorato?”
Il mio cuore ha un balzo, e per un attimo mi torna alla memoria quella mattina, quando ero stato io a chiedergli se si era mai innamorato.
“Pazzo.”
Sento i passi fermarsi.
“Perché mi dai del pazzo?”
Saga ride di nuovo, probabilmente all’espressione che avrà Tora in questo momento.
“Innamorato pazzo.”
Il mio cuore ha un altro balzo, molto più deciso del primo, quasi come se avesse smesso di battere per poi ricominciare, di colpo, velocissimo.
Appoggio la schiena contro il muro, rendendomi a mala pena conto del fatto che Tora si sia messo a ridacchiare in modo poco intelligente, entrando in studio senza notarmi e andando da Hiroto e Shou.
Saga lo segue, un attimo dopo, e nel momento in cui i miei occhi si posano su di lui, allungo una mano, prendendo la sua ed attirandolo a me.
Non mi rendo conto di essere circondato dai nostri compagni, dal manager, dai collaboratori, semplicemente lo stringo a me, posando un attimo dopo le labbra sulle sue, in un bacio lungo e dolce.