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Capitolo 2
Un ragazzino di soli quindici anni…che pericolo può avere per la mente di un diciottenne?
Nessuno…
In effetti anche io pensavo che,oltre l’impressione del primo incontro,non ci sarebbe stato nient’altro di così sconvolgente per la mia povera mente così fragile.
Più che altro,un ragazzo semplice come me,che non ha mai fatto nulla di troppo esplicito d’avanti le altre persone,che ha sempre riservato le proprie emozioni in un angolino recondito del proprio cuore,che calcola ogni minima mossa e soprattutto privo di qualsiasi malizia quando è impegnato in un lavoro serio,come puo affrontare un piccolo uragano così indomabile dagli occhi castani e un ciuffo morbido che ricopre lo sguardo languido da gattino.
Un gattino,in realtà mi ricorda proprio questo.
Una piccola pallina di pelo,piena di gioia di vivere,saltellosa e affettuosa,pronta a richiedere attenzioni ad una mano calda,se ne ha voglia.
E forse detta così puo suonare strano o con un doppio senso mostruoso.
In realtà…si,in realtà è proprio così.
Il piccolo gattino aveva veramente tanto bisogno di coccole.
Ma non l’ho scoperto subito.le nostre lezioni sono durate per qualche tempo come delle normalissime ripetizioni di matematica,dove il piccolo studente facoltoso e leggermente snob, dalla lingua così tagliente e dall’erudita mente,si impegnava per ricordare a memoria quelle formule di una semplicità assurda.
All’inizio non riuscivo a sopportarlo,ad ogni lamento che faceva dentro di me qualcosa si infastidiva,perché no,una persona che ha sempre avuto tutto dalla vita non poteva lamentarsi in quel modo,il mio piccolo torto consisteva in questo,non lo conoscevo ancora e mi permettevo di giudicarlo,proprio come tutte le persone che ho sempre schifato,ero diventato come loro…senza rendermene conto…
Sono passati velocemente due mesi,pochi miglioramenti suoi a scuola,ma qualcosa stava iniziando a smuoversi.
Suo padre era orgoglioso,anche se pretendeva l’anima,me ne accorsi solo dopo.
Quando finalmente tutto sembrava andare per il meglio è successo il piccolo imprevisto che avrebbe segnato il mio tormentato cuore da all’ora in poi.
Avevo formato un gruppo in contemporanea alla mia mansione di insegnante privato.
Il mio primo gruppo formato da elementi abbastanza validi,non era solo un modo per passare tempo e ne una cosa inerente a qualche stupido club scolastico.
Era un gruppo vero e proprio…seriamente intenzionato a sfondare.
Il mio ragazzo,tsutomu,non ne era molto entusiasta di questa svolta così intensa per la mia vita,visto che,tra le lezioni e il gruppo non riuscivo mai a ritagliarmi un pezzo di spazio solo per me e per lui.
E fu lì che successe.
Semplicemente per accontentare le sue lamentele,le sue assurde pretese in un momento così delicato della mia vita,per farlo tranquillizzare dalle sue turbe. Mi concessi a lui.
Semplicemente e senza pensarci due volte.
Non ero spinto dall’amore,mi ripetevo che no,non c’e n’è bisogno,che tanto lui mi voleva bene ed era una cosa giusta da fare.
E ripensandoci non ho ripensamenti,una scelta che mi andava di fare all’epoca,visto che non mi importava del “poi” o di cosa potesse succedere.
Non c’erano neanche particolari sentimenti,tutto così distaccato dalla realtà.
Un esperienza.
Nulla di più.
Nulla di paragonabile ai brividi o alle emozioni che ho provato dopo. Con “lui”.

“sempai,ma tu non hai una fidanzata da cui tornare?”
Ogni sua piccola curiosità suonava nelle mie orecchie come una richiesta di pausa e visto che per oggi avevamo già studiato per quaranta minuti buoni e io avevo una notte in bianco passata con il mio ragazzo a fingere di studiare e ad allungare la nostra relazione di qualche altro giorno,decidi di accontentarlo.
“no,perché?stai cercando di informarti per farmi andare via presto?”
Lo vedo reagire poco,alla mia provocazione bonacciona,illudendomi di poter fare il simpaticone con lui,che magari capisse.
“no,mi informavo perché il mio sempai è così dedito al lavoro…mi chiedevo se qualche bella ragazza non si lamentasse…”.
“no,nulla di tutto questo…non riuscirai a farmi andare via prima da casa tua…”sorrido,innocente.
“sento odore di bugia…” annusa l’aria,scherzando anche lui,mentre un dito galeotto sfiora il mio collo scoperto dalla maglia. “e questo allora?” con l’unghia appena accennata un piccolo grattino,proprio nella parte così sensibile che tsutomu conosceva così bene,proprio in quella parte dove un grande succhiotto da sfoggio di se.
Divento rosso,coprendo subito il segno violaceo con una mano “ah questo?no…non è niente”.
Ma non eri ingenuo,neanche all’ora…
“non c’è nulla di male…anzi,la trovo una cosa bella…quel colore ti dona”.
Credo che il colorito della mia pelle fosse un tutt’uno con quello del succhiotto,visto che,anche se non sapevo spiegarmi il motivo,ogni volta che mi faceva un complimento o usava una parola gentile mi emozionavo.
“ma dai,smettila takashikun”.
Con la mano cercavo di allontanarlo,perché il suo sguardo diventava troppo pesante nella mia testa,anche se forse,in realtà,non c’era niente di male.
Ma,la prima cosa che mi sconvolse fu il tuo gesto,poggiare delicatamente la guancia sulla mia mano,proprio mentre ti stavo spostando da me,facendoti dare una carezza.
Con gli occhioni chiusi e un’aria sognante,beandoti di quel fugace contatto fisico.
“takashikun…” non ricordo neanche di averlo detto,ne di aver pensato di dirlo,ma il tono della mia voce,seppur lieve e dolce,ti scuote,facendoti allontanare di scatto.
Due colpi di tosse,per toglierti dall’imbarazzo.
“allora sempai pelandrone,lavoriamo si o no??”.