
Capitolo 5 –l’occasione fa lo scoiattolo ladro-
Oggi è giovedì,come ogni altro giovedì del mese so che,arrivando a casa alle cinque,come faccio di solito,troverò Saga sempai a studiare dal grosso tomo di filosofia cinese o un libro di religione per uno degli esami che deve dare entro fine corso.
Ieri invece era il turno di semiotica o qualcosa del genere,non che sappia cosa significa,anche se ha cercato mille volte di spiegarmelo.
Domani invece è di riposo,Sagakun,ieri mi ha promesso di venire con me al negozio di musica dove Amanokun ha trovato lavoro,per vedere quanto costa una chitarra elettrica,da farmi regalare dai miei quando avrò passato il test per entrare nel liceo che vogliono loro.
Shinjikun ha trovato lavoro,sottolineo…oltre l’università è impegnato anche in questo,è dimagrito molto per lo sforzo di fare due cose contemporaneamente e mi ha affidato a Saga e devo dire che da quando studio con lui ho imparato molte più cose…sarà che mi concentro e non passo molto del tempo a fissare il bellissimo volto del mio insegnante,come di solito faccio con il mio prediletto sempai?
Cammino tutto felice verso la casa dei miei sogni,percorro saltellando i 111 scalini per arrivare alla porta che tanto adoro,semplice e chiara,come in tutti i condomini a schiera della zona,ma diversa,appoggio la testa sul legno di scarsa finitura,per sentire i rumori che provengono dall’interno e suono la porta…come da copione mi vengono ad aprire subito…no.
Questa volta no…non capisco perché…sento casino dentro casa,come qualcuno che chiacchiera e ride e mi attacco di nuovo al campanello.
Dopo qualche secondo mi viene ad aprire un ragazzo con le guanciotte rosee e un ciuffetto biondo in testa,messo di lato,che spicca tra i capelli castani.
Subito dietro di lui saga che mi prende per una mano e mi trascina dentro,ridacchiando come un pazzo.
Li guardo sconvolto…non l’ho mai visto ridere così…così…perdutamente?
“uaahh…ma è veramente un amore…sembra uno scoiattolino” il ragazzo dall’acconciatura strana mi tira una guanciotta,come se fossi un peluche a grandezza naturale. “oddio Sagacchi,veramente dei genitori vi hanno affidato un ragazzino così piccino??” paciocca ancora sulla mia faccia,in modo bonario e affettuoso,con un sorrisino dolcioso,mi giro per avere spiegazioni dal mio amico,ma la cosa che vedo mi fa restare sbalordito…Saga…completamente rosso…mentre sorride timidamente…saga…saga…MA è QUEL SAGA??
Senza pensarci due volte mi sporgo verso di lui,poggiando una mano sulla sua fronte,per vedere se va tutto realmente bene.
“no,eppure non sembri avere febbre” dico con aria sicura e decisa,lui reagisce stranamente,senza picchiarmi come farebbe di solito,mi sposta solamente la mano e mi da un coppino in fronte,affettuoso,non abbandonando il sorriso magnifico di prima.
“Hiropon…lui è Naoyuki…il batterista del nostro gruppo…” nel dire quelle parole,semplici e naturali,notai uno scintillio speciale negli occhi del bassista,un muoversi d’emozioni contrastanti dentro la sua mente,dentro il suo cuore…può essere che in realtà lui è…
Scuoto la testa,facendo subito dopo un inchino “piacere,hiroto”.
Risponde allo stesso modo,inchinandosi anche lui,in modo impeccabile,sembra molto educato.
“chiamami pure Nao. Lo preferisco,veramente” il suo sorrisino è sbarazzino,ci accomodiamo in salotto/cucina,dove una teiera di the ha preso il posto del solito caffè e un pacco di biscotti di alta pasticceria invitantissimi fa bella mostra di se.
“wow…” mi avvicino al tavolinetto,guardando la meticolosità della composizione,stupito da tanto buon gusto.
“ti piace pon?ci ha pensato naoyuki oggi…” scodinzola quasi quando parla di lui,ho notato solo questo e un po’ me ne compiaccio.
Mi siedo vicino a loro,osservandoli parlare,ed è magnifico vedere gli occhi del mio amico illuminarsi incrociando i suoi,animarsi di vita quando un discorso si fa più interessante,mi rende felice,capire che anche il biondino saccente che conosco in realtà da innamorato diventa una persona adorabile.
Gli occhi di una persona innamorata,come mi aveva detto tempo fa,si riconoscono subito,ed è per questo che li ha individuati in me,perché anche lui sa come si guarda la persona che ami.
Un passo alla volta,sento di poter imparare qualcosa da loro e diventare loro amico,perché,nella mia mente semplice,l’avermi fatto conoscere una persona così importante,significa avermi accettato nel suo mondo.
Naoyuki sembra molto simpatico ed è una mente semplice,come la mia.
Ho scoperto che ha l’età del mio sempai e quindi più grande anche di Saga,non fa l’università perché non ama studiare ma lavora a tempo pieno in un locale dove organizza live di gruppi emergenti,ha la passione per gundam e per dragon ball,suona il basso e la batteria,è sempre a dieta,però mangia quanto un vitellino perché è una buona forchetta e soprattutto è un gran chiacchierone,visto che riesce a tener testa alla loquacità del suo spasimante,che per inciso,oggi è più silenzioso del solito e si limita a controbattere senza scaldarsi tanto.
Dopo qualche ora,in cui il nuovo insegnante mi ha propinato una lezione di matematica come se fosse un gioco della settimana enigmistica(e devo dire che non ho imparato molto ma in alternativa mi sono divertito tantissimo a vedere i cambi d’espressione che assumeva il suo viso mentre spiegava)e il filosofo dei miei stivali si è immerso nello studio della sua amata semiotica,si apre la porta e,come in ogni bel racconto,il mio adorato sempai entra,con in mano la custodia della chitarra.
Mi alzo di scatto,andando a salutarlo,alzandomi sulle punte per baciargli le labbra,in una piccola carezza,come faccio ogni giorno da quando mi ha ringraziato in modo speciale.
Voglio sempre di più fin quando mi viene concessa la possibilità.
come ogni volta non fa una piega,sorridendo alle mie attenzioni,senza mai andare oltre,rigido e severo come al solito.
Vado a cucinare,visto che l’ora di cena si avvicina,ma soprattutto scappo via dal bacio che di solito fa seguire un attimo d’imbarazzo.
Accanto a me si posizione Saga,con il tagliere in mano “voglio cucinare anche io” ammette rosso in viso.
“ma sei capace di farlo?” chiedo scettico,non ha mai accennato nessun interesse per la cucina fino ad ora e ormai vengo in questa casa da circa tre mesi.
“…insegnami…io…voglio imparare…” il rossore persiste sulle sue gote,rendendolo ancora più sublime nel complesso,con un sospiro fa alzare un morbido ciuffo biondo dal suo viso.
“…e sia…ma lo faccio solo perché muraikun mi sta simpatico e voglio che tu faccia bella figura”
Questa frase mi è costata un coppino violento,ma subito dopo un “grazie” appena sussurrato mi ha ripagato del dolore subito.
“è così palese?” mi chiede,affettando una carota a juliene,maldestramente. Il suo sguardo non molla la verdura che pian piano perde di consistenza,la guarda come se fosse la cosa più interessante al mondo.
“beh…diciamo di si…” annuisco tutto felice,sperando di non gridare e fare scoprire agli altri due i nostri discorsi.
“…allora sono nella merda…ahu” con la coda dell’occhio vedo qualche goccia di sangue macchiare il tagliere di faggio.
“sagakun…ti sei fatto male?” mi giro verso di lui,che si protegge la mano mezza insanguinata con l’altra,stretta nel petto.
“no….fa nulla,è solo un taglietto,veramente”.
“mettilo sotto l’acqua…”
Ma lo vedo scuotere la testa,con gli occhi sbarrati,fissando i miei. “hirochan…è che…il sangue mi fa impressione…troppo…”.
Più passi del tempo con un individuo,più ogni suo piccolo difetto sembra adorabile,o magari ogni piccolo difetto sembra diventare buffo,in base alla persona che lo ha…non lo saprei.
“dai…ci penso io…guarda altr…” mi blocco,vedendo poohsan –perché è così che lo chiama saga- apparire alle spalle del biondo,sorridendo.
“oh Sagacchi,ti sei fatto male o è ketchup??” ridacchia “devi disinfettarlo o poi marcisce e cade” tra un sorriso e l’altro gli prende la mano e,nonostante la resistenza che sembra ricevere,con parecchia facilità riesce ad allontanare la mano insanguinata dal suo rifugio,accogliendo il dito straziato dentro la sua bocca,tra le labbra.
Un piccolo banchetto gustato con un mugolio di approvazione e gli occhi chiusi,come nel sonno,rilassati…
…
Una presenza scomoda,ecco cosa mi sento in questo momento,mi sembra di guardare una cosa che non mi appartiene,un momento magico troppo intimo per essere spartito con qualcuno.
Il rossore del viso di entrambi,l’aria superiore degli occhi che si trasforma in stupore,dolcezza e infine vergogna per qualcosa di intenso che si prova.
Un sorriso scherzoso che nasconde un doppio fine e una voglia di far capire all’altro che no,non è il solo stavolta,a provare un sentimento intenso.
In uno scambio di saliva e sangue,molto simile ad un patto arcaico.
Ho letto questo in pochi secondi.
Il sempai mi viene dietro le spalle,poggiando le sue mani,troppo più grandi delle mie,sopra i miei occhi.
“piccolo pon,non dovresti guardare certe cose,sai??poi ti si blocca la crescita”.
La sua voce nel mio orecchio destro dopo tutte quelle visioni e tutti quei discorsi mentali che ho captato,mi fanno sperare…riuscirò un giorno anch’io ad avere un rapporto così con il mio sempai?
Gli blocco i polsi,stringendoli tra le mie dita,piccole…abbasso quelle grandi mani,fino al mio collo,in un abbraccio molto spontaneo si,pff,ma non me ne importa molto,anche perché non vengo respinto,e questo è un segnale positivo.
“oh ma che carini che siamo…” il mio viaggio viene interrotto di punto in bianco,proprio nel momento in cui stavo per alzarmi sulle punte per baciare Shinji.
“sembriamo due coppiette di fidanzati” la voce del batterista fa arrossire almeno tre persone su quattro,regalando un atmosfera leggermente tesa.
“ehi…ma…non credete anche voi?” una risatina genuina,così acuta da far sorridere anche noi di rimando. No,non si può mica odiare una persona simile.
La serata è trascorsa,tra risate e discorsi insensati,ho scoperto che è stato nao a cercare saga la prima volta,in un locale,dopo un live,poi tora e l’altro ragazzo,quell’akiya,si sono aggiunti solo dopo.
Ho anche capito che,all’infuori del gruppo,gli altri due non soffrono molto il secondo chitarrista ed è per questo che non è qui,questa sera.
Amanokun svia ogni discorso scomodo,non svelandosi neanche un po’,non riesco neanche a pensare a quanto tempo dovrò impiegare per conquistarlo e sapere tutto di lui,però in un istante,mi accorgo che potrei starci anche una vita in questa situazione,perché è talmente piacevole.
“oddio pon,è tardissimo,non trovi?” la voce del mio sempai mi richiama all’ordine,proprio mentre,quatto quatto cercavo di bere un’altra birra fresca e unirla alle due che avevo già bevuto a cena.
“eh?naahhh…non voglio tornare a casa…”
Quanto servono le lacrime in questa situazione??a niente,lo so già.
“non ho dove farti dormire hiro…” risponde con un sorrisino triste,tipico di un fratello maggiore che cerca di calmare il pargoletto che fa i capricci.
“ah,vero…” guardo l’orologio,mogio. “allora vado,è tardi…”
Mi alzo dal cuscino schiacciaticcio con le stelline,sistemando i pantaloni sgualciti,mentre Amano inizia a infasciarmi il collo con la sciarpa,giusta per questo periodo freddissimo.
Saluto tutti,dandoci appuntamento alla prossima volta,non so come ma il batterista alticcio(di alcool eh)ancora resta con loro a bere,sperando che non prende la macchina subito…
Vengo scortato fino alla porta,ma stranamente questa volta,sento la porta chiudersi subito dopo la mia uscita e il sempai infilarsi la giacca nera,sorridendo verso di me.
“beh…ho pensato di accompagnarti…visto che è tardi…”
Il suo viso con il solito sorriso,poco furbo e così attraente…
“gra-grazie…”.
Camminiamo l’uno di fianco all’altro,con il passo lento anche se il tempo stringe.
Dalle nostre bocche escono nuvolette di vapore.
“sempai,non hai freddo così?” chiedo vedendo mentre si alita sui guanti,per scaldarsi le dita infreddolite.
“ma no,non preoccuparti,non è niente…”.
Lui non vuole mai dare fastidio?o sono io troppo insistente?non lo so…ma mentre camminiamo in questa notte gelida,trovo il coraggio di prendergli la mano nella mia e infilarla nella tasca del mio giubino, dove tengo uno scaldotto che mette sempre mia madre,per tenere tiepide le mani.
“grazie pon…adesso sembriamo una coppietta veramente,sai?”.
Lo sento ridacchiare,mentre incrocio le dita con le sue,dentro la tasca.
Arrivati alla stazione della metro non ho voglia di lasciare quel calore. Ci guardiamo per un attimo negli occhi,lui è costretto ad abbassare il viso per farlo…
“Pon adesso…”,“sempai”…ci parliamo addosso,scoppiando a ridere,piano anche questo…è strano,perché al momento,neanche gli altoparlanti che annunciano il mio treno sembrano essere così squillanti dentro le mie orecchie.
“sempai…tu mi piaci…”
Dovevo dire solamente buona notte o al massimo ringraziarlo per l’avermi scortato fin qui.
Tu mi piaci…gliel’ho detto finalmente,senza pensarci due volte,perché in questi casi o si coglie l’occasione al volo o si rimanda sempre.
E anch’io,essendo spavaldo di natura,in realtà sento le gambe molli,come se la mia intera vita dipendesse dalla sua risposta.
“pon io…beh…” avvampa,coprendosi il volto con una mano e guardando il treno in arrivo,anche se il suo sguardo va oltre,ormai ho imparato a conoscerlo…si starà facendo duemila seghe mentali.
“sempai…io…non ti chiedo di darmi una risposta ora….solo….di tenermi in considerazione…”
E mentre dico questo mi rendo conto che mi basterebbe anche questo,anche solo venir pensato dal sempai come suo possibile…fidanzato?compagno?amico speciale?
Liberi dall’incantesimo delle dita incrociate,stringo la sua felpa degli him tra le mie mani,come per non volerlo mai più lasciare,io non voglio lasciarlo.
“si…si…questo si….giuro…” risponde dopo un po’,con la voce bassa e calda,accarezzandomi i capelli e abbassandosi per darmi un bacio sulla fronte.
“sempai…”
Ed è una questione di pochi secondi,i miei piedi si sono mossi senza neanche un mio avviso,credo…dritto sulle morbide labbra…chiudendo gli occhi per paura di vedere la reazione che ha suscitato,anche se lo faccio spesso di solito,questa volta c’è qualcosa di diverso,no?
Indugiare qualche secondo di più,è questo che voglio…potrei restare ore attaccato alle labbra del sempai,gustandomi questa sensazione.
E grazie a questo,dei semplici bacini che ho dato fin ora,non ce n’è traccia…una cosa che non mi aspettavo in realtà,sentire schiudere le labbra da una lieve pressione,l’aroma di tabacco misto ad alcool sulle mie papille gustative e la dolce dalza delle nostre lingue,iniziata con una lievissima carezza,aspettando una risposta…e le braccia strette al suo collo per farlo mio,le mani intorno alle mie spalle e poi sotto il mio sedere per sollevarmi da terra quanto basta,cosicché non gli faccia male la schiena a stare troppo tempo piegato...
Il mio primo bacio,in mezzo a tutti,nella stazione della metropolitana di notte,in un posto che credevo poco romantico per eccellenza,diventato in un attimo un posto confortevole.
I nostri visi si staccano solo quando l’ultima chiamata del mio treno rimbomba nel megafono accanto a noi,uno sguardo che continua a farmi battere il cuore e un dito passato sulle labbra rossissime,piene di quello che provo.
“hicchan…coff…adesso vai…si è fatto tardi…” annuisco,seguendo il suo consiglio,anche se il mio unico desiderio è restare sempre accanto a lui.
“vai…”
Gli do le spalle,correndo verso la porta che sta per chiudersi ed entrandoci dentro.
Poggio la testa sulla porta a scomparsa,salutandolo con la mano,come i mocciosi che salutano gli sconosciuti dal vetro delle macchine.