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*Quando Reita ha caldo*

Giugno. Caldo. Noia. Sonno.
Quante le cose che girano per la testa di Reita oggi eh? Tantissime! Così tante e pressanti da convincerlo a far leva sulle ginocchia e alzare il culetto dal sofà nero e spegnere la TV. Si lava la faccia con dell’acqua fresca e infila le scarpe, uscendo di casa senza nemmeno sapere dove vuole andare.
In realtà non gli piace uscire, preferisce stare in casa davanti alla play station a provolare, sguazzando nel suo sudore e tra i sacchetti di patatine che piano piano si accumulano attorno e sopra al suo letto.
Oggi però è una giornata veramente troppo noiosa anche per i canoni di Reita. Anche picchiare a sangue il nemico di turno a Final Fantasy o fare duecento chilometri di pista a Gran turismo, oggi non lo entusiasma.
Fuori c’è un bel sole caldo, siamo a giugno dopotutto è quasi ovvio che ci sia bel tempo. Sale meccanicamente sul treno che va in centro e si ferma due fermate dopo la solita. Esce dalla metro, camminando lentamente, strascicando le scarpe che porta come se fossero ciabatte vecchie, deformandole senza pietà. Perché si ostina a portarle così? Bhè ma è ovvio! È cresciuto vicino a Shounan, classica zona di teppisti dove o fai a pugni e vinci o fai a pugni contro la tua volontà e finisci all’ospedale con una matita su per il naso. E il naso di Reita non si tocca!! Per miracolo è riuscito a mantenerlo integro per tutti questi anni e non ha nessuna intenzione di farselo spaccare con un pugno proprio ora.
Cammina a caso per le strade del centro, finendo senza nemmeno accorgersene al parco di Ueno. Si guarda attorno un po’ spaesato, chiedendosi quale dio sadico della tortura l’abbia fatto camminare fin lì… in mezzo al caldo più totale, tra le panchine piene di bimbi che si portano appresso i nonni col bastone, di vecchietti che per avere un po’ di compagnia si fanno trascinare in giro da nipotini rompiscatole, rischiando di morire essiccati sotto al sole che batte senza pietà sulla terra ricoperta di erba separata da vialetti di porfido e sulle loro povere teste pelate.
Sbuffa e si avvicina ad un chiosco per gelati, fissandolo con occhi vuoti per almeno un quarto d’ora prima di riuscire a scegliere un gusto. Uno solo eh, badate bene. Due sarebbero stati già troppo impegnativi e probabilmente si sarebbe deciso solo all’ora di chiusura.
Fatta la sua conquista quotidiana, ovvero il gelato, va a cercare una panchina in ombra badando bene di non camminare sui vialetti. Perché? Bhè ma ovviamente perché il marmo scotta e camminare con i talloni sulla pietra rovente non è mai divertente! Molto meglio camminare sull’erba praticamente cotta dal sole rischiando di pestare anche il ricordino di qualche cagnolino incontinente!
Cammina quasi fino al limite del parco, facendo sciogliere il gelato e bevendolo dalla coppetta. Si lascia cadere sul metallo verde scuro e si guarda attorno svogliatamente, cercando di passare il tempo osservando le persone che gli passavano davanti.
Una signora vestita di rosso e fucsia gli passa a trenta centimetri di distanza e si ferma dopo un metro. Il terrore che l’abbia riconosciuto e che voglia chiedergli qualcosa lo attanaglia! Magari vuole chiedergli di sposare la figlia cozza che nemmeno uno yakuza sposerebbe! Invece la signora fruga nella borsa e poi continua la sua strada, senza degnarlo nemmeno di uno sguardo. Tira un sospiro di sollievo e passa ad osservare la prossima forma di vita.
Un vecchietto, leggermente curvo, con i capelli grigi e il classico riporto alla giapponese da sinistra a destra sulla lucida crapa pelata, resa ancora più luccicante dal sudore. Si siede sulla panchina, vicino al nostro eroe beatamente spaparanzato, che non si muove di un millimetro. La panchina era la sua seconda conquista del giorno e non la cede ad un vecchietto pelato e che porta una giacca verde secco su una camicia a maniche lunghe! Speriamo che lungo la giornata non faccia i funghi, in alternativa avrebbe risolto il problema della cena. Porcini trifolati per tutti, eh!
Storce il naso a quel pensiero e non lo degna di uno sguardo, almeno finché il vecchietto si gira verso di lui e cerca inutilmente di scambiare quattro parole, ricevendo come unica risposta un suono gutturale proveniente dalla gola di questo strano ragazzo biondo, con le dita appesantite dagli anelli e delle fasce nere un po’ più su dei gomiti. È soddisfatto delle sue risposte, che dopo pochi minuti fanno desistere l’anziano signore e lo riportano nell’oblio della sua mente.
All’improvviso una testolina nera con un ciuffo rosso lo riporta bruscamente tra i comuni mortali. Alza la testa e la segue con lo sguardo, finendo per accecarsi col riflesso dei numerosi gioielli che il ragazzo porta addosso. Sente l’abbaiare di un cane, data la vocina stridula e acuta non ha dubbi.
Si alza sghignazzando e si avventura sotto al sole cocente, riparandosi gli occhi con una mano e mascherando uno sbadiglio con l’altra.
“Hey, Ruki-chan!”
Il ragazzo si gira e un bellissimo sorriso gli illumina il volto, facendolo sembrare un secondo sole. Ricambia il saluto di Reita agitando una manina con le unghie laccate di nero e due pesanti anelli a forma di teschio su due dita. Lancia il frisbee alla piccola cagnolina che lo guarda adorante e corre indietro, verso il suo bassista.
“Ciao Reita-kun! Cosa ci fai qui? Pensavo che non saresti uscito oggi, visto il caldo! Io sono qui con Sabu-chan, la vedi? È là in fondo che gioca! Oggi non avevamo voglia di stare in casa con questo bel sole, così siamo venuti qui a giocare!”
Guarda sorridendo le labbra del suo vocalist, notando che quando non ha un microfono in mano è molto più logorroico. Di solito bisogna cavargli le parole di bocca con le tenaglie per fargli dire un piccolo ringraziamento alle fan, quando invece è fuori dal lavoro diventa una piccola macchina macina parole, che non sta zitta un secondo. Ha quasi la tentazione di prenderlo per i capelli e infilargli la lingua in gola, tanto per farlo stare zitto.
“In effetti non so come sono arrivato qui. Ho camminato a caso e.. ta-daaaan!”
“Sei un caso disperato! Ti va giocare con noi? Poi se vuoi andiamo a prenderci un gelato! Ho visto un nuovo negozio di videogiochi venendo qui. Magari dopo possiamo andare a farci un giretto se ti va! Ultimamente non ti ho più visto comprare giochi, hai smesso? O ti stai interessando ad altro?
Mi sembra strano perché tu sei sempre il primo che sa le nuove uscite dei giochi. Nemmeno Uru-pon ne sa quanto te!”
Trattiene il respiro, diventando quasi viola, mentre il fiume in piena di parole che esce dalla bocca di Ruki lo sommerge senza pietà. Proprio oggi che riesce ad elaborare solo mezza parola alla volta? Gli poggia entrambe le mani sulle labbra, cercando in qualche modo di zittire quella piccola radio ambulante e ridacchia, scuotendo la testolina bionda.
“Ruki, ti prego! Una parola per volta! Con questo caldo faccio fatica anche solo a ricordarmi chi sono!”
Fa scivolare le mani sulle guanciotte tonde di Ruki e gli tiene ferma la testa, mentre si avvicina velocemente alle sue labbra e gli stampa un piccolo bacio.
“Raccatta Sabu, non voglio stare qui. Fa troppo caldo e il mio cervello ne risente! Andiamo a casa tua, col condizionatore e un anime da guardare.”
Non è una richiesta, sembra di più un ordine mascherato da consiglio e Ruki non ribatte. Richiama Sabu-chan a gran voce e le mette il guinzaglio per non doverla tenere in braccio. Ok l’amore per la sua cagnolina, ma un botolo di pelo in mano, quando ci sono 35 gradi non è mai troppo piacevole.
Per fortuna Ruki abita a poca distanza dal parco di Ueno e in meno di mezz’ora sono a casa. Trenta minuti che per Reita sono l’inferno, sotto al sole con solo il suo fido cappellino, ovviamente nero, come unica barriera da quella stella infernale che brucia senza pietà e che lo fa sudare come un cammello dentro l’autolavaggio.
Dopo questa estenuante prova, si toglie le scarpe e si corica sul pavimento del salotto di Ruki, godendosi il fresco delle piastrelle e bestemmiando contro Sabu-chan che ha ben pensato di dargli il suo personale benvenuto in casa sua, leccandogli la faccia.
Ruki ridacchia e porta l’affettuosa cagnolina in giardino, lasciandola giocare con gli spruzzi d’acqua dell’impianto di irrigazione del prato. Torna da Reita e gli porge un fazzoletto imbevuto d’acqua per lavarsi la faccia dalla bava del suo cane.
“Tieni. Per quanto le lavi i denti tutti i giorni, non deve avere un alito profumato!”
“Grazie. Diciamo che puzza meno di certi vecchietti che girano per il parco!”
Si mette seduto e si pulisce la faccia col fazzoletto, appoggiandolo distrattamente sul ripiano di vetro del tavolino. Dalla cucina arriva la voce di Ruki che gli chiede cosa vuole da bere. Si alza dal pavimento e lo raggiunge, notando che si era cambiato alla velocità della luce e ora indossava una maglietta nera di cotone di tre taglie più larga con un piccolo Taro-chan obeso che rotola felice.
Niente pantaloni, troppo caldo. I boxer sono più che sufficienti….forse… anzi, diventeranno superflui, visto che Reita lo guarda come se fosse una caramella di Willie Wonka, il succhia-succhia che mai si consuma.
La piccola bestiolina, ignara e ingenua, sorride e inclina la testolina di lato mentre gli porge il bicchiere di coca cola ghiacciata. Il predatore si avvicina e prende il bicchiere con una mano, mentre l’altra va a tastare le chiappette della sua preda, che scatta come se fosse sull’attenti e si porta una manina chiusa a pugno davanti alla boccuccia. Guarda verso il basso arrossendo e mollando il bicchiere in mano a Reita che lo appoggia sul ripiano alla sua destra, sghignazzando felice.
“Hai voglia Ruki-chan? Fa caldo e non c’è modo migliore per far passare questo pomeriggio afoso, non credi?”
La preda alza il musino, ancora rosso per la vergogna e non risponde. Si limita a guardare con occhi da cucciolo il suo bassista e aspetta una sua mossa. Sa benissimo che a Reita piace quando gli lascia fare il padrone e dal canto suo non si è mai lamentato, tranne quella volta che l’ha legato per due ore e gli si è fermata la circolazione nelle braccia.
Reita sorride e gli passa un braccio attorno alle spalle e lo spinge fuori dalla cucina. Lo ferma quando Ruki sta per girare a destra e infilare la porta della sua camera.
“No, piccolo. Oggi lo facciamo al fresco.”
Fa un cenno con la testa e indica il salotto. Ruki sgrana gli occhietti e si guarda in giro, non capendo quello che intende il suo amante.
“Ma ci sono le finestre… se passa qualcuno?”
“E chi ti ha detto che voglio farti vedere da qualcuno? Se stiamo sul pavimento nessuno vedrà… quello che hai da offrire.”
Gli alza la maglietta e lo lascia con i boxerini neri, passando due dita sul suo petto e giocando col piercing al capezzolo del suo piccolo schiavo. Lo prende per un polso e lo porta dove era coricato lui pochi minuti prima, cioè tra il divano e il tavolino. Per fortuna il salotto di Ruki è spazioso, quindi hanno due metri scarsi di spazio per fare tutto quello che vogliono.
Lo abbraccia da dietro e lentamente fa scivolare le mani lungo il suo corpo, fermandosi ad accarezzarlo in mezzo alle gambe, risvegliando gli istinti di Ruki in poco tempo. Ormai sa dove toccarlo per farlo reagire, conosce quel corpicino a memoria ma ancora si lecca le labbra nel vedere ogni volta le risposte alle sue stimolazioni mirate. Gode nel sentirlo ansimare piano quando gli morde una spalla minuscola, ogni volta che le sue dita si fermano e stuzzicano insistentemente la punta della sua erezione da sopra il tessuto nero. Sorride nel vedere le ditina dalle unghie curate, sparire tra le sue labbra e venire morse con insistenza per soffocare i primi gemiti.
“Lo sai che mi piace ascoltarti... hai la mia canzone personale da cantare, non dimenticarti!”
Smette per pochi secondi di toccarlo, nei quali si spoglia restando completamente nudo. Si siede sul divano a gambe larghe e lo fa sedere sopra di sé, stringendo fra le dita le chiappette sode del suo cantante, sfiorando con un dito la sua intimità e sorridendo nel vederlo sussultare appena. Strano che dopo tutte le volte che l’ha toccato così, Ruki sobbalzi ancora. Ma al pervertito della situazione piace questa cosa, quindi continua a sfiorarlo per il puro piacere di vederlo arrossire.
“Hai voglia di cantare per me?”
Gli accarezza dolcemente una guancia con due dita e gli prende un polso, guidando la manina di Ruki verso la sua erezione, costringendolo a toccarsi sopra di lui.
“Canta piccolo mio.”
Ruki obbedisce, cominciando a toccarsi, aumentando via via l’intensità dei gemiti e il ritmo della mano, mentre Reita lo guarda sghignazzando e titillandosi un capezzolo.
Lo ferma poco prima dell’orgasmo, facendolo scendere dalle sue gambe e facendolo sedere sul piccolo tavolino poco distante. Lo fa coricare sul vetro fresco e gli piega le gambine, baciandogli un ginocchio prima di scendere a leccare con maestria quel buchino tenero e dolce che, secondo Reita, non aspetta altro che essere violato.
“R-Rei-chan..”
Il piccolo vocalist si contorce sotto i tocchi esperti della lingua e delle dita di Reita, stringendo i denti per resistere dallo sciogliersi sul proprio stomaco.
“Resisti piccolo, è ancora presto.”
Con due dita gli stringe appena la base della sua erezione, impedendogli di venire.
Lo penetra con la lingua, bagnandolo per bene prima di inserire piano un dito in quella tenera fessura muovendolo delicatamente, non vuole fargli male. Continua a lubrificarlo con la sua saliva e si sposta verso i testicoli, prendendoli delicatamente in bocca, godendo nel sentire dei gemiti di frustrazione uscire dalle labbra di Ruki.
“Reita…anf.. ti supplico!”
Non lo degna di uno sguardo mentre si sposta sulla punta del suo sesso congestionato, cominciando a succhiare senza togliere la morsa delle dita alla base.
“anf..Reita no.. per favore!! Aah…”
Dopo qualche minuto alza la testa, fissando lo sguardo sul visino sudato di Ruki e si china un’ultima volta a dare un bacino al sederino del suo piccolo amante, prima di sovrastarlo sistemandosi in mezzo alle sue gambe.
“Vuoi fare una cosa per me, piccolo mio?”
“…tutto… tutto quello che vuoi.”
“Allora alzati. Devi farmi vedere quanto sei bravo prima di averlo, se no poi ti fai male e non vuoi sanguinare di nuovo, vero tesoro?”
Reita si sposta, sedendosi sul tavolino e aspettando di vedere la testolina di Ruki muoversi tra le sue gambe, con un ritmo ben conosciuto.
“bravo…così..succhia Ruki-chan…succhia…anf…”
Si appoggia all’indietro sui palmi delle mani e ansima a pieni polmoni, godendosi tutte le sensazione che la lingua e le labbra di Ruki gli danno, facendogli sentire la sensazione di avere fuoco liquido tra le gambe. Gli tira piano i capelli per farlo smettere e sorride nel vedere un filo di saliva cadere sul mento di Ruki. Lo bacia con passione sentendo il suo sapore sulla lingua del suo amante.
“Sei bravissimo come al solito, piccolo mio. Ora però devo farti mio subito o non rispondo più di me!”
Lo fa sedere sul divano, spalancandogli le gambe e piegandole verso il suo petto, premendolo contro i cuscini morbidi dello schienale. Lo guarda infoiato e guida con una mano il suo sesso tra le chiappette di Ruki, penetrandolo lentamente fino in fondo.
“…aaah…Reita…Reita…anf..”
“canta piccolo.. fammi sentire come sei bravo..”
Si muove dentro di lui spingendo sempre più a fondo, cercando quel punto dentro Ruki che sa lo farà urlare, proprio come piace a lui. Le mani di Reita vagano sul ventre del suo piccolo tesoro, la sua bocca scende a mordicchiare i capezzoli, tirandoli solo per il gusto di sentirlo gemere.
“..Reita..Reita…aah..”
“Ti piace piccolo?..posso impegnarmi di più e farti perdere la testa lo sai?”
“..si….si…anf..”
Sorride sadico ma in fondo ha un cuore d’oro. Accontenta Ruki e affonda sempre di più dentro quel corpicino meraviglioso che si contorce solo per lui, prende in mano il fulcro del suo piacere e comincia a massaggiarlo velocemente, beandosi di tutti i gemiti eccitati che escono da quelle labbra perfette. Non resiste lo bacia, bevendo tutte le sue urla, respirando la sua stessa aria come se fossero una cosa sola.
Pochi minuti dopo lo vede inarcare la schiena e sente le unghiette curate di Ruki conficcarsi nelle sue spalle. Sente il suo nome urlato con tutto il fiato, mentre il piccolo vocalist si scioglie tra le sue dita. Poche spinte e lo segue, costretto anche dai muscoli di Ruki che si stringono spasmodici attorno alla sua carne pulsante e gli impediscono di trattenersi ancora.
Crolla ansimante sul petto del suo amante e sente immediatamente le sue piccole mani, accarezzargli i capelli e la schiena, sente dei timidi baci sulla fronte e sulle tempie, delle piccole coccole che Ruki non gli nega mai dopo aver fatto l’amore. Alza il viso ancora sudato e intercetta il bacio successivo, premendo le labbra sulle sue, rubandogli il briciolo di aria che era riuscito a mettere da parte.
“Sei stato meraviglioso piccolo mio. Come sempre!”
“Anche tu, Reita. Grazie.”
Aspetta che il biondo bassista esca dal suo corpo e finalmente riappoggia i piedini sul pavimento, muovendo le ditina e ridacchiando per la sensazione di fresco che emanano le piastrelle lucide. Alza lo sguardo e incrocia quello dell’altro che gli sorride, vedendo quanto Ruki sia infantile e gli porge una mano, aiutandolo ad alzarsi dal divano.
“Su piccolo mio. Facciamo un tuffo in piscina?”
“Si, aspetta che vado a prendere il costume!”
Fa per andare in camera ma Reita lo blocca di nuovo, prendendolo per i fianchi.
“Non serve piccolo… credimi..”