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CAPITOLO 2_L’amore è follia

Mi sveglio anche stamattina con la telefonata di Kai. Non dovrebbe rompermi di domenica mattina. Ma forse è solo perché Kai ha capito tutto ed è preoccupato. Chissà se sospetta qualcosa di ieri sera. Chissà cosa direbbe di me, di noi. Non riesco a confidarmi con lui però, è difficile ammettere di stare così male per qualcuno, sembra di non avere più dignità. E poi, c’è sempre il problema ‘band’.
Non voglio creare problemi, anche se forse lo sto già facendo senza volerlo. Ma come faccio a dire al mio cuore di smettere di amare?
Nemmeno io ho capito cosa sia successo. Sono rimasto per un sacco di tempo, non saprei dire quanto, seduto a terra a fissare la mia mano sporca del tuo sperma e del mio sangue a cercare di capire cosa hai voluto dirmi con quel gesto.
Mi pulsano le tempie per il mal di testa e mi ributto sotto le coperte coprendomi il capo. I suoni e le luci che vengono da fuori mi infastidiscono. Ho voglia di vederti ma ho paura di quello che potresti dirmi. Sono davvero un codardo, ormai è chiaro. Ed è chiaro anche che non so che cosa fare. Vorrei che avessimo fatto l’amore ieri sera, lo vorrei tanto anche se non è stato come avrei voluto, non con la dolcezza che avrei voluto. Una parte di me però sa che non è così, sa che mi hai solo scopato e quella parte di me piange lacrime amare.
L’altra parte di me, quella innamorata, quella irrazionale, quella ingenua, crede che sia stato perché anche tu mi ami ma non sai come dirmelo.

Di nuovo lo squillo del cellulare. Che palle, non ho voglia di rispondere ma la curiosità di sapere chi mi chiama è troppo forte. Mi trascino fuori dalle coperte per raggiungere il comodino e prendere il telefono. Sei tu. Non posso crederci..
“pronto?”
“Taka…come stai?”
Devo reggere il telefono con due mani per non farlo cadere tanto sono emozionato nel sentire la tua voce. Mi tremano le mani e mi batte forte il cuore tanto sono felice di sapere che ti stai preoccupando per me.
“sto..sto bene…grazie..”
Mi trema anche la voce accidenti, chissà se l’hai notato anche tu. Non voglio che mi vedi debole, non voglio che vedi i miei lati fallibili, vorrei che mi vedessi meraviglioso come io vedo te. Mi sto illudendo Reita?
“Bene. Ero preoccupato. Non volevo farti male. Ci tenevo a dirtelo Ruki.”
Lo dici che sei preoccupato Reita, ma allora perché ti sento così distante? Mi hai chiamato ‘Ruki’.
Non mi chiamavi così da tanto ormai e adesso lo fai di nuovo, lo fai dopo ieri notte.
Vuoi farmi capire che non è stato niente per te vero?
“Akira, io..”
“ci vediamo domani alle prove ok? Ti saluto..”
Sento il click di fine chiamata. Lascio andare il cellulare e rimango a fissare il display attonito.
Non mi hai fatto finire di parlare. Avevi paura che chiedessi qualcosa a cui non vuoi rispondere e sai che domani non avrò più il coraggio di chiedertelo. Che significa tutto questo? Perché insisti a farmi stare così male?
Mi getto di nuovo sul letto a pancia in su, il cellulare ancora in mano e nella testa la tua voce. Si, domani ci vedremo di nuovo. Tutto pur di vedere ancora il tuo sorriso. Forse domani parleremo, forse non volevi farlo per telefono e domani chiariremo tutto faccia a faccia. Forse, mi sto ancora illudendo che tu possa sorridere per me, che tu possa ancora toccarmi con le tue mani. Le sento ancora addosso come se fossero marchi di fuoco, sento le tue dita una per una su ogni lembo di pelle che hanno toccato. E se chiudo gli occhi ti vedo qui, sento il tuo respiro affannato, sento il calore del tuo corpo. Ti voglio Reita. Ti voglio da morire. Ti amo. Una mano scivola sul mio collo in una languida carezza e la faccio scendere a sfiorarmi il petto con le dita, proprio dove l’hai toccato tu ieri notte. Vorrei che fossero tue le mani che sento sulla pelle. Vorrei sentire le tue labbra baciarmi ovunque. Ti penso e mi tocco con sempre più decisione, infilando la mano libera nei pantaloni del pigiama vado a cercare la mia erezione. Istigo un mio gemito afferrandola, accarezzandola lento, sentendo il cuore pompare veloce il sangue nelle vene. Ad occhi chiusi, ti immagino vicino a me. Sopra di me, che mi tocchi, che mi parli. Non riesco quasi a respirare ormai, l’eccitazione e il piacere che mi sto dando rievocano ricordi di poche ore prima. Il tuo pene dentro di me, che spinge, che affonda duro e bollente, pulsante. Gemo mentre mi masturbo senza pudore, mentre sento l’orgasmo avvicinarsi sempre più veloce. Continuo a muovere la mano sulla mia erezione, stuzzicando i miei stesi capezzoli con l’altra come se queste mani fossero le tue. Ti farebbe schifo pensare che mi sto masturbando pensando a te? O ti piacerebbe? Non riesco più a ragionare, la mente mi abbandona e si lascia travolgere dal piacere. Gemo di nuovo e vengo, sporcandomi la mano mentre tendo i muscoli del mio corpo e libero il mio seme.
Mi sento stremato ora. E guardo la mia mano sporca del mio sperma. E’ bianco come il tuo ma di sicuro il sapore non è lo stesso. Il mio ha un sapore amaro.
Mi sento uno schifo adesso e mi viene da piangere. Cristo, sono proprio ridotto male.
Mi costringo ad alzarmi e a farmi una doccia. Laverà via da me il sudore ma non potrà liberarmi dalle amarezze e dal dolore.
Vorrei che domani non arrivasse mai per non soffrire nel vederti.
Vorrei che domani arrivasse in fretta per poterti vedere ancora.
Credo di essere pazzo.


Anche oggi mi ritrovo davanti alla porta chiusa della sala prove. Sento i suoni degli strumenti dentro e so che siete già lì. Ci sei anche tu, sento che accordi il tuo strumento. Quelle note basse mi trafiggono come stilettate nel cuore. Ho paura ad entrare, dovrò incontrare il tuo sguardo e non so se ci riesco. Potrebbe non essere come mi aspetto e questo mi farebbe male, molto male, soprattutto dopo quello che mi hai fatto.
Traggo un profondo respiro e mi costringo a girare la maniglia della porta e ad entrare. Sorriso appena come saluto e mi dirigo velocemente al mio sgabello, afferrando il microfono poggiato a terra. Evito il tuo sguardo per un po’. Non ce la faccio proprio e gli altri sembrano non accorgersi di nulla. Tutti, a parte Kai. Ma va bene così. So che non mi chiederà mai nulla.
“cominciamo gente”
Sento Kai che ci sprona ad iniziare e lo ringrazio dentro di me dato che mi sta togliendo anche stavolta dall’imbarazzo della situazione. Oggi voglio cantare bene. Voglio farlo per te, così da farti sentire quanto ti amo anche se non riesco a dirtelo.
Mentre canto, mi sento davvero felice e non mi accorgo nemmeno che ti sto osservando di nuovo.
Accidenti, mi attiri proprio e non posso farci nulla. È più forte di me.
Stavolta però mi sorridi. Appena un accenno ma lo vedo, lo vedo bene che mi hai sorriso e mi sembra di scoppiare per quanto sono felice. Mi basta così poco per rendermi felice se sei tu a darmelo.
Una parte di me ha ancora paura che possa essere tutto un’illusione, che quello che ho visto era solo il sorriso di un amico. Ma dopo quello che c’è stato non può essere così, vero?
Certo che sono un idiota. Continuo a farmi domande senza mai avere il coraggio di porle a te. E come uno stupido proseguo la mia vita in un limbo indefinito. Ma non ci riesco. Non riesco a cambiare me stesso.

Quel tuo sorriso si è ripetuto giorno dopo giorno, ogni volta che incontravo i tuoi occhi tu mi rispondevi così alle mie mute domande. Eppure, mai una volta mi hai sfiorato, mai che tu mi abbia preso da parte e baciato per farmi sentire sicuro di un noi che forse mi sto solo inventando. Mai che tu abbia chiarito le cose.
Ogni giorno che passa, la certezza che sia stato solo sesso è sempre più forte e mi logora dentro come un tarlo uccidendomi. Di gelosia anche. Quando ti vedo ridere e scherzare con gli altri, sapendo di quello che c’è stato quella notte, e non sapere se sei mio o no.
Sono un debole. Un debole e un codardo. E non mi piaccio perché dopo tutto questo tempo mi lascio uccidere lentamente da te senza fare nulla.

Oggi piove a dirotto fuori. Sembra che il tempo si sia accordato con l’aria funesta di questa giornata. Non so dire perché ma ho un brutto presentimento.
Sono in sala prove con gli altri quando ti vedo entrare, raggiante, bello come il sole.
Mi viene l’impulso di correrti incontro e abbracciarti ma qualcosa mi blocca. O meglio, qualcuno.
Un ragazzo è con te, non l’ho mai visto prima e nemmeno gli altri sembrano conoscerlo.
Mi si ferma il cuore quando vedo che gli tieni la mano. Credo che si sia fermato davvero per qualche secondo. Ti guardo. Anche stavolta mi fai quel piccolo sorriso che pensavo fosse speciale, che fosse un piccolo regalo solo per me. Che illuso che sono. Per tutto questo tempo credevo che ci fosse qualcosa fra noi ma è evidente che c’era solo nella mia testa.
Quella notte ti ho detto che mi piaceva il tuo corpo e tu me l’hai dato. Bhè, grazie davvero Reita, sei proprio un amico. Già….un amico.
Ma la colpa è solo mia, della mia codardia e del mio essere così chiuso.
Non ce la faccio a vedervi insieme, mi sento male, mi manca l’ossigeno.
Voglio eliminarti dalla mia vista e dalla mia vita. Per sempre. A questo punto non riesco nemmeno più a cantare. Non mi importa più di niente. Voglio solo che tu scompaia dalla mia vista.

Corro sotto la pioggia battente senza fermarmi finchè non raggiungo casa mia. Sono scappato senza dare spiegazioni e mi dispiace, soprattutto per Kai che mi è stato vicino senza essere invadente.
Chiuso nel mio appartamento al buio, mi sembra di impazzire. La tua immagine continua a ritornarmi in mente e piango disperatamente cercando di scacciarla, di stracciarla, cercando qualsiasi tuo difetto o colpa per cercare di odiarti, almeno un po’. Mi farebbe stare meglio ma non sono capace nemmeno di fare questo.
C’è solo una cosa che posso fare.