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OTANJOUBI OMEDETOU

CAPITOLO 10
Uruha mi fa paura! Continua a guardarmi come se dovesse saltarmi addosso da un momento all’altro.
Mi nascondo dietro Reita ma sembra che io sia nascosto dietro una lastra di vetro. Mi sento osservato come se fossi un insetto in un barattolo.
Reita fa dei versi strani, sembra un ringhio. Mi sto spaventando davvero. Ma cosa è successo qui? Perché mi accorgo di queste cose sempre troppo tardi?
“Bhe ora me ne vado anche io. Pensaci su Kai.”
Pensarci su? Come puoi chiedermi questo davanti alla persona che amo? Come puoi chiedermi di tradirla solo per un banale istinto, proprio davanti ai suoi occhi?
Sale a vestirsi e se ne va da casa mia lanciandomi uno sguardo lascivo e provocante prima di chiudersi la porta alle spalle. Rimango rannicchiato sul divano, cercando di diventare piccolo piccolo, cercando di nascondermi dal suo sguardo che mi sta dicendo “molto presto il tuo corpo sarà mio”. Io non sono solo un corpo, accidenti!
“Reita…”
Sto per mettermi a piangere mentre pronuncio il tuo nome, chiedendoti di aiutarmi in questo difficile momento.
“Se osa anche solo toccarti in un modo strano giuro che lo appendo per…”
“Reita… vieni qui…”
Ti tendo la mano e ti invito a sederti vicino a me sul divano. Dammi un attimo di conforto amore mio, non voglio pensare al modo più fantasioso per punirlo se mi dovesse fare quello che vuole. “Ho paura adesso. Non penso che riuscirò mai più a parlargli come prima. Mi spaventa anche solo l’idea di dover stare da solo con lui, anche per puro caso. Aiutami Reita, te ne prego!”
Mi hai abbracciato forte e mi stai baciando la fronte e i capelli senza sosta, senza smettere di stringermi la mano mentre cerchi di tranquillizzarmi, mentre ti accorgi di due piccole lacrime che solcano il mio viso mentre penso al peggio.
“Stai tranquillo tesoro mio. Non riuscirà a farti del male. Te lo giuro!”
Mi stringi ancora, infondendomi coraggio e tranquillità con questo piccolo gesto che per me è un aiuto enorme.
“Resti come me stanotte?”
“Certo piccolo Kai che resto con te. Ma ora basta piangere.”
Mi asciugo gli occhi con il dorso della mano e cerco di sorriderti, per farti capire che apprezzo molto questa tua preoccupazione per me. Sento le tue mani accarezzarmi il volto e asciugarmi le ultime lacrime che ancora bagnavano il mio viso e poi mi baci dolcemente, abbracciandomi forte.
È sera tardi quando ci accorgiamo di non aver ancora cenato. Non ho voglia di cucinare, benché mi distenda i nervi e mi aiuti a non pensare ad altro. Ma stasera proprio non ci riesco.
Ordiniamo una pizza e poi ci mettiamo comodi in camera mia, stringendoci e accarezzandoci sotto le coperte mentre guardiamo la televisione.
La frase di Uruha rimbalza ancora per la mia testa, sembra una pallina di gomma, quelle che rimbalzano dappertutto e che quando prendono contro qualcosa lo distruggono. Al momento non so bene cosa abbia distrutto dentro di me, forse la fiducia incondizionata che avevo sempre avuto verso Uruha, il fatto di averlo sempre considerato un fratello minore un po’ pazzo e un po’ troppo donnaiolo. Ma apprezzavo anche questo di lui, nonostante non lo considerassi il modo migliore di svagarsi. In fondo forse mi piacevano anche le sua lamentele per i parcheggi, il modo in cui scappava ridendo quando Aoi lo rincorreva brandendo la prima cosa che gli capitava sotto mano come un’arma per “spaccargli la testa per togliere il testosterone e rimetterci quel poco di cervello che aveva relegato in fondo ai calzini”, cercare di ignorare le sue riviste porno dentro alla custodia della chitarra, vedere mentre arrossiva di fronte all’ingenuità di Ruki quando gli chiedeva di spiegargli perché nelle sue riviste c’erano sempre delle donne che “mangiavano” il fratellino degli uomini. Tutte queste cose mi mancheranno e non so se ci sarà mai un modo per far tornare le cose come prima.
Reita si è addormentato con un braccio attorno alla mia vita e la testa appoggiata al mio petto. Sento il battito del suo cuore contro il mio torace e sorrido, baciandogli i capelli a accarezzandogli quella testolina pazza prima di chiudere gli occhi per abbandonarmi ai miei sogni che questa notte sono ambientati in pieno stile Robin Hood. Uruha è al patibolo condannato all’impiccagione e con già la corda al collo, Reita è il boia che non vede l’ora di tirare quella leva, e io… io sono la damigella che viene protetta dal maniaco di turno… come se il mio ragazzo non lo fosse! …. Domani devo cercare quel maledettissimo analista!!!

15 DICEMBRE ORE 15:00

È passato più di un mese da quel maledetto giorno. Mi sembrava strano infatti che dopo il giorno più bello della mia vita non ci fosse quello più brutto! Tanto per bilanciare eh!
Sono in giro da solo per le vie di Shibuya nella disperata ricerca di un regalo per Reita. Voglio comprargli qualcosa di bello per Natale e visto che ormai stiamo insieme sul serio non mi va di fargli il solito regalo di cortesia, voglio qualcosa di veramente speciale!
Il problema è che ormai ha già tutto quello che gli serve!! Ho provato anche a lanciargli l’idea di andare in montagna insieme ma per tutta risposta ho ricevuto “Fa freddo! Odio il freddo! La neve è umida! Odio l’acqua bagnata!”. Come se esistesse l’acqua asciutta eh!
Non so proprio cosa comprargli, e al momento le vetrine piene di banali maglioni o di babbo natali rigonfi di caramelle e cioccolatini non mi aiutano per niente!!
Un completo particolarmente costoso attira la mia attenzione, portandomi ad appiccicare il naso contro la vetrina, sospirare e far appannare il vetro sotto lo sguardo severo della commessa che l’aveva appena pulito. Alla fine penso che farò come i sei miliardi di persone che ci sono su questo pianeta e gli comprerò un insignificante regalo, sperando che l’accetti comunque e notando in fondo tutta la buona volontà che ci ho messo per cercarlo.
Non faccio in tempo a girarmi che sento una mano sulla spalle e una voce che mi gela il sangue nelle vene.
Uruha.
“Ciao Kaichan! Cosa fai qui fuori tutto solo?”
Dopo quel giorno ho parlato raramente con lui, solo lo stretto necessario non di più. Ho sempre avuto il terrore che mi rapisse e mi portasse in uno stanzino buio e solitario per approfittarsi di me. Ma per fortuna questa inquietante visione non si è mai avverata.
“Sto cercando un regalo per Reita.”
“Aaaaaah, capisco. Vuoi un regalino per il tuo ragazzo che non sia banale e scontato vero? Bhe posso sempre aiutarti a cercarlo!”
“No, grazie. Preferisco cercare da solo.”
“Come sei scontroso Kaichan! E pensare che una volta eri il mio fidato fratellone!”
“Ma quando il fratellino ti dice apertamente che vuole scoparti solo per avere un passatempo diverso dalla solita ragazzina… capirai che il rapporto di fiducia si incrina parecchio! Ora se non ti dispiace devo continuare a cercare il regalo.”
“Ok. Sono stato uno stronzo lo ammetto! Ma ora… non sono più così… io… io mi sto innamorando di te Kaichan. Voglio che tu lo sappia anche se non so se o quando avrò l’occasione di fartelo capire sul serio e di dimostrartelo.”
Non sono riuscito a guardarlo in faccia mentre mi diceva quelle cose che, secondo il mio punto di vista, puzzavano di menzogna. Ho sentito i suoi passi allontanarsi da me e poi sparire in mezzo al vociare della gente lungo le strade e alla campanella di qualche Babbo Natale improvvisato.
Decido di tornare a casa, tanto ormai non riuscirei a combinare nulla di intelligente. So che Reita mi sta aspettando per cominciare a scrivere i biglietti di auguri e vuole che stasera gli prepari una torta. A dir la verità non ne avevo molta voglia ma i suoi tentativi di convincermi sono stati spettacolari. Dall’innocente e puccioso ragazzo che fa i capricci perché vuole la torta, al sexy e provocante diavoletto che mi tenta con tutte le armi di seduzione che possiede, arrivando perfino a semispogliarmi davanti ai fornelli perché “Si cucina con molto più entusiasmo ed energia se c’è mokkori!!” ………… di tutte le persone di cui potevo innamorarmi proprio di un maniaco!! Qualcuno mi salvi!!