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Capitolo 1
Mi piace truccarmi. All’inizio non riuscivo a farlo da solo ma adesso sono bravo. Mi diverte. Mi rende tranquillo anche, mi rilassa prima dei live, prima delle sessioni fotografiche per i photobook.
Sono in piedi di fronte allo specchio del mio camerino, con le luci al neon accese che sbattono sulla pelle del mio viso rendendolo troppo pallido. O forse è solo la crema che ho appena messo. Prendo la matita nera dall’astuccio colorato appoggiato al ripiano e comincio a passarla sotto l’occhio in un tratto preciso e netto. Respiro appena, come se nel farlo normalmente potessi rendere imperfette le linee che sto tracciando. Finisco un occhio, accuratamente, e passo all’altro occhio ripetendo quel procedimento come se fosse un rituale sacro. Passo dopo passo disegno i tratti neri e spessi anche sopra l’occhio, assorto e concentrato, la mente sgombra da qualsiasi pensiero.
Un ciuffo ribelle di capelli mi finisce sopra l’occhio solleticandomi la palpebra, lo scosto con due dita e solo allora mi accorgo che ci sei.
Chissà da quanto tempo sei lì, appoggiato allo stipite della porta e mi rendo conto di averla lasciata aperta senza accorgermene. Mi fissi guardandomi attraverso l’immagine riflessa nello specchio, con quell’aria da bello e dannato, le braccia conserte. Hai un sorrisetto malizioso sulle labbra, si vede bene anche se porti quella benda. O forse sono io che lo vedo perché ti conosco troppo bene ormai.
I nostri occhi si incrociano e mi viene da sorriderti di rimando. Lo so che ti piace guardarmi mentre mi trucco, lo so anche se non me l’hai mai detto e fai finta di niente. Però io lo so, lo vedo.
Ti lancio un’occhiata e continuo a truccarmi, finendo il mio lavoro. In fondo non posso fermarmi, abbiamo una sessione fotografica da fare. Mi appoggio con una mano al ripiano e con l’altra perfeziono con una pignoleria assurda le linee nere attorno ai miei occhi azzurri.
E’ il nostro gioco questo. E’ iniziato senza che facessimo nulla, così, da solo, e noi l’abbiamo lasciato andare avanti, abbiamo lasciato che le sensazioni che provocava scorressero senza freni sulla nostra pelle e ora, lo sai bene quanto me, non possiamo farne a meno.
Mi piace guardarti. Lo sto facendo da mezz’ora e non te ne sei nemmeno accorto. Sei così concentrato quando ti metti quella matita da non sentire nulla di quello che hai intorno. Appoggiato allo stipite ti osservo, attento, accarezzando con gli occhi le linee del tuo corpo leggermente incurvato in avanti. Ottima posizione. Mi fa venire in mente molte delle nostre notti insieme e forse è anche per questo che mi piace vederti mentre stai lì, fermo, come se stessi davvero aspettando me. Mi lecco le labbra ripensando al tuo corpo nudo, vedendolo quasi sotto quei vestiti da star che indossi. Dio! Ti stanno un gran bene, ma so per certo che stai meglio senza. E lo immagino il tuo culetto sodo, lo sento quasi sotto le mie mani, e vedo la tua schiena bianca e liscia.
Mi eccita guardarti mentre ti trucchi. Mi eccita pensare che quelle foto le vedranno milioni di persone ma nessuna ti avrà mai come ti ho io. Sei mio. E mai di nessun altro.
Ecco. Ti sei accorto di me e mi sorridi. Eh, lo so cosa stai pensando. Lo sai che mi eccita guardarti ma non ti tiri mai indietro. Sei un birbante Ruki. Un birbante che sarà presto severamente punito. Da me.
E sai bene che capisco il senso di quegli sguardi veloci e ammiccanti. Lo fai apposta.
Vorrei toccarti, vorrei prendere quel tuo culetto ora, ma non sarebbe divertente così vero Ruki? Ti piace giocare, ti piace farmi perdere la testa per te e sai bene di riuscirci facilmente. Mi dici che ti tengo in pugno, che riesco a farti fare quello che voglio ma non è vero. Non è affatto vero. Sei tu che ti sei impadronito di me.
Lascio la matita sul ripiano e mi fisso nello specchio osservando i tratti spessi sui miei occhi. Ad un tratto, come se ti fossi mosso aleggiando nell’aria, ti ritrovo dietro di me, la tua immagine riflessa si avvicina alla mia. Mi sorridi ancora in quel modo sensuale che mi fa impazzire e rabbrividire insieme. Ancora mi chiedo come fai a farmi sentire così, a farmi tremare le gambe al solo averti vicino.
“Ciao”
Mi sussurri all’orecchio provocandomi altri brividi lungo la schiena ma faccio finta di niente e ti sorrido guardando i tuoi occhi nello specchio. Cercò di raddrizzarmi ma il tuo corpo è premuto contro il mio, lo sento contro ogni fibra, sento i tuoi muscoli, le pieghe del tuo corpo. Lo so che è strano attraverso i vestiti, ma lo sento davvero. Credo sia perché lo conosco a memoria.
“Mi piace quando ti trucchi..sei sexy”
Le tue parole sussurrate mi confermano quello che già sapevo. Ti piace guardarmi. E ti piace poi avere potere su di me. Sento la tua mano scivolare col palmo aperto sulla mia schiena, lentamente, passando con i polpastrelli su ogni vertebra come se volessi memorizzarne ogni piccolo dislivello.
“Lo so, anche se non me l’hai mai detto”
“E’ per questo che dovrò punirti piccolo Ruki. Quei tuoi occhioni non fanno che stuzzicarmi apposta”
Non perdi certo tempo a farmi capire le tue intenzioni dato che sento l’altra tua mano scivolare fra le mie gambe e accarezzarmi il membro e i testicoli, palpandoli attraverso la stoffa strappandomi un ansito. Cerco di allontanarmi da te, abbiamo delle foto da fare, ma non riesco quasi a muovermi tra te e il mobile contro il quale mi stai schiacciando.
“Reita..”
“Stanotte. A casa mia. E non accetto lamentele”
Il tuo tono è così sensuale ed erotico che mi sento fremere come una foglia al vento.
Devi essertene accorto perché il tuo sorriso di prima diventa un ghigno malizioso.
Malefico quasi. Mi punirai lo so. Mi punirai perché hai voglia di giocare.